Cronaca

Condanne per tre diverse aggressioni a Bassano, Schio e Vicenza

venerdì 9 ottobre 2026 Martino Montagna

Tre vicende diverse, accomunate dalla violenza e da condanne che riportano al centro della cronaca giudiziaria il territorio vicentino. Dai fendenti contro un professore del liceo Brocchi di Bassano del Grappa, colpito dopo aver rifiutato una sigaretta, alle violenze e alle persecuzioni ai danni di una moglie, fino all’aggressione con un machete a Schio contro una giovane donna e il padre intervenuto per difenderla. Per i tre episodi i tribunali hanno inflitto pene comprese tra i tre e i cinque anni e sei mesi di reclusione.

La condanna più elevata riguarda Alberto Zago, 34 anni, originario di Quinto di Treviso, giudicato dal tribunale di Vicenza per il tentato omicidio di Roberto Betto, professore del liceo Brocchi di Bassano del Grappa. I fatti risalgono al 25 agosto 2025, quando il docente, che all’epoca aveva 63 anni, stava camminando in viale XI Febbraio. Secondo la ricostruzione dell’accaduto, l’uomo si sarebbe avvicinato all’insegnante chiedendogli una sigaretta. Al rifiuto del professore avrebbe estratto un coltello, colpendolo alle spalle.

L’aggressione provocò ferite gravissime: la lama rimase conficcata nella zona della schiena, arrivando a pochi millimetri da strutture vitali. Il docente fu trasportato in ospedale e sottoposto a un delicato intervento chirurgico per rimuovere i frammenti dell’arma. Le indagini portarono al fermo di Zago il giorno successivo, nei pressi della stazione ferroviaria di Bassano, anche grazie alla segnalazione di un tassista che lo riconobbe. Il tribunale di Vicenza lo ha condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione, a fronte dei dieci anni chiesti dal pubblico ministero. I giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche e il vizio parziale di mente. Al termine della pena, per Zago sono inoltre previsti due anni di libertà vigilata, con l’obbligo di frequentare regolarmente il Centro di salute mentale. L’uomo si trova attualmente nel carcere di Vicenza.

Un’altra condanna riguarda un uomo di 57 anni, giudicato a Vicenza per una serie di reati commessi ai danni della moglie. La pena inflitta è di cinque anni di carcere. All’imputato sono stati contestati violenza sessuale, stalking, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e rapina. Il quadro accusatorio descrive una relazione segnata da condotte violente e persecutorie, con episodi che avrebbero coinvolto direttamente la donna anche sul piano fisico e della libertà personale. Tra le contestazioni figura inoltre una minaccia con un coltello. Il tribunale ha riconosciuto l’uomo colpevole di tutti i reati contestati, ponendo al centro della vicenda una sequenza di comportamenti che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato il rapporto coniugale in una situazione di sopraffazione e paura.

La terza sentenza arriva da Schio, dove un giovane di 22 anni è stato condannato a tre anni di reclusione per l’aggressione alla fidanzata e al padre di lei. L’episodio si è verificato nell’aprile 2026, nel quartiere Santa Croce. Durante l’accaduto, il giovane avrebbe aggredito la ragazza e ferito con un fendente di machete il padre, intervenuto per difendere la figlia. L’uomo è rimasto così coinvolto nel tentativo di fermare la violenza diretta contro la giovane. La vicenda si inserisce in un contesto particolarmente delicato, nel quale l’aggressione ha coinvolto due persone della stessa famiglia e ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e l’avvio degli accertamenti giudiziari.

Le tre sentenze, pur riferite a episodi differenti per dinamica e contesto, restituiscono il quadro di altrettante vicende di violenza affrontate nelle aule di giustizia del Vicentino. A Bassano, un rifiuto banale ha preceduto un’aggressione che ha rischiato di costare la vita a un insegnante; a Vicenza, la condanna riguarda una pluralità di reati contestati nell’ambito del rapporto coniugale; a Schio, un’aggressione ha colpito una giovane donna e il padre intervenuto in sua difesa. Tre procedimenti distinti, accomunati dalla gravità dei fatti e da pene detentive che segnano l’esito giudiziario delle rispettive vicende.

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