giovedì 21 maggio 2026 Valentina Ruzza
Nel calcio moderno esistono giocatori che attirano i riflettori.
E poi esistono uomini che permettono alle squadre di vincere davvero.
Filippo Costa appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Nel ritorno del L.R. Vicenza in Serie B c’è anche la firma silenziosa ma pesantissima del capitano biancorosso: un calciatore che non ha mai avuto bisogno dell’apparenza per diventare determinante. Non il classico protagonista da copertina, né il giocatore costruito per riempire highlights e social network, ma uno degli interpreti più continui, intelligenti e affidabili dell’intera stagione del Lane.
Una presenza costante.
Un equilibrio tattico.
Un riferimento umano.
Classe 1995, cresciuto nel vivaio del Chievo Verona dopo gli inizi alla Nova Gens, Costa rappresenta perfettamente il profilo del professionista costruito attraverso il lavoro quotidiano e la continuità di rendimento. Con il Chievo conquista lo Scudetto Primavera nel 2014 e nel febbraio 2016 debutta in Serie A contro l’Inter, iniziando un percorso che lo porterà ad accumulare esperienza tra Serie A, Serie B e Serie C.
Pisa, Bournemouth, SPAL, Bari, Virtus Entella, Parma, Foggia.
Tappe diverse, categorie diverse, pressioni diverse. Sempre mantenendo la stessa identità calcistica: affidabilità.
Negli anni Costa si è evoluto nel prototipo dell’esterno moderno: solido nella fase difensiva, intelligente nelle letture preventive, preciso nella gestione del possesso e continuo nella spinta offensiva. Ma è proprio a Vicenza che il suo calcio sembra raggiungere la piena maturità.
Nel sistema biancorosso la fascia sinistra è diventata uno dei punti di riferimento della manovra. Costa ha interpretato il ruolo con equilibrio raro: sovrapposizioni puntuali, qualità tecnica, capacità di scegliere sempre la giocata più utile alla squadra e una lucidità costante nei momenti di pressione.
In una Serie C lunga, sporca e mentalmente logorante come quella italiana, la continuità diventa spesso la qualità più importante. E Filippo Costa è stato probabilmente uno dei giocatori più continui dell’intera stagione biancorossa.
Mai sopra le righe.
Mai fuori equilibrio.
Sempre dentro la partita.
Ed è forse proprio qui che si misura il peso reale di un capitano.
Non nelle esultanze costruite.
Non nelle dichiarazioni a effetto.
Ma nella capacità di diventare riferimento costante per compagni, ambiente e identità di squadra.
Il Vicenza promosso in Serie B è stata una squadra organizzata, compatta e credibile. Una squadra che ha saputo reggere la pressione, mantenere lucidità e restare focalizzata sull’obiettivo nei momenti decisivi della stagione. Dentro questo percorso, Costa ha rappresentato uno degli ingranaggi più preziosi dell’intero sistema.
Un leader silenzioso.
Uno di quelli che spesso vengono raccontati meno di quanto meritino.
Eppure il calcio, quello vero, continua ancora oggi a premiare proprio giocatori così: uomini capaci di mettere il collettivo davanti all’ego, la sostanza davanti all’apparenza e il lavoro davanti al rumore.
Filippo Costa non è stato soltanto il capitano del Lane.
È stato uno dei simboli più autentici del suo ritorno in Serie B.