Al San Bortolo di Vicenza impegno per la diagnosi precoce del piede diabetico

 

Ogni 30 secondi una persona con diabete subisce un’amputazione agli arti inferiori. Il diabete mellito è una patologia in continua crescita anche nel nostro territorio; nell’ULSS 8 Berica la prevalenza calcolata nel 2016 è del 6.8 % che significa che vi sono 34.000 malati. Il piede diabetico è una delle complicanze più temibili di questa malattia ed è la prima causa di ospedalizzazione in un paziente diabetico. Circa il 20% dei pazienti nel corso della loro vita presenteranno una ulcera agli arti inferiori. Ogni anno circa il 2% dei pazienti presenta un’ulcera agli arti inferiori di severa entità, circa 700 pazienti.

Dato che le amputazioni d’arto sono quasi sempre precedute da un’ulcera degli arti inferiori (nell’85% dei casi) una corretta gestione multidisciplinare del problema può portare ad una riduzione di questa invalidante complicanza.

Spesso le lesioni ai piedi sono riconosciute tardivamente per un grave deficit di sensibilità tattile, termica e dolorifica che le rende asintomatiche; lesioni apparentemente di modesta entità, spesso causate da calzature inadeguate o piccoli traumi, come il taglio inadeguato delle unghie, in caso di deficit di circolazione possono rapidamente evolvere verso quadri clinici più severi specie se si sovrappone un’infezione.

Circa il 65% delle ulcere diabete riconoscono una componente ischemica, e l’ischemia è il principale fattore di rischio per le amputazioni.

Nella nostra Ulss, e i dati confermano quelli della letteratura internazionale, il 70% delle amputazioni minori – a livello cioè di dita o di piede – sono eseguite in pazienti diabetici, mentre le amputazioni cosiddette maggiori (gamba e coscia) nel 60% dei casi sono effettuate nei diabetici.

In dettaglio nel 2016 sono state eseguite a carico di pazienti diabetici residenti nell’ULSS 8 Berica 70 amputazioni minori con un tasso di 14 amputazioni/100.000 residenti/anno e 9 amputazioni maggiori con un tasso di 1.8 amputazioni/100.000 residenti anno.

Un’amputazione d’arto oltre alle pesanti ripercussioni sulla qualità della vita del paziente e dei familiari, causa una riduzione importante della spettanza di vita: circa il 20-30% dei pazienti muore entro un anno dall’intervento e tra il 50-80% muore entro 5 anni; la gravità di questa complicanza appare ancora più evidente se confrontata con la mortalità media a 5 anni per neoplasia maligna che è del 32%.

Un approccio multidisciplinare

Con l’obiettivo di far fronte in modo efficace a questa problematica, l’ULSS 8 Berica ha creato un apposito gruppo di lavoro, del quale faranno parte tutti gli specialisti coinvolti nella diagnosi e trattamento del piede diabetico: la Diabetologia naturalmente, ma anche la Medicina Interna, la Chirurgia Vascolare, la Cardiologia e Radiologia Interventistica, l’Ortopedia e le Malattie Infettive. Proprio un approccio multidisciplinare, infatti, secondo gli studi internazionali può ridurre fino all’85% il tasso di amputazione.

Dal confronto all’interno di questo gruppo di lavoro sarà formalizzato uno nuovo e specifico percorso diagnostico-terapeutico, ma già oggi i pazienti vicentini possono contare su una nuova organizzazione interna in grado di garantire una presa in carico più tempestiva e completa dei pazienti affetti da piede diabetico.

E un ruolo importante, in questo percorso, saranno chiamati ad avere anche i Medici di Medicina Generale, che per la loro vicinanza ai pazienti e la frequenza di contatto con loro possono fornire un contributo fondamentale sia nella diagnosi precoce sia nell’attività di informazione e sensibilizzazione, e dunque di prevenzione. Una tema questo di grande importanza, considerando che il 75% dei piedi diabetici risulta asintomatico.

Il percorso

I pazienti diabetici con una lesione al piede di nuovo riscontro dovranno essere inviati dal Medico di Medicina Generale al Pronto Soccorso da dove dopo gli iniziali accertamenti verranno indirizzati all’Ambulatorio per la Diagnosi e Cura del Piede Diabetico.

In Diabetologia avviene la stadiazione dell’ulcera volta a rilevare la presenza e l’entità dell’infezione, e il grado di compromissione della sensibilità periferica e della circolazione arteriosa; in ogni fare della gestione del Piede Diabetico la multidisciplinarietà è cruciale, per cui in caso di infezione grave coinvolgente strutture profonde, segni sistemici di sepsi e necrosi dei tessuti estesa verranno coinvolti lo specialista in Malattie Infettive, l’Ortopedico, Il Chirurgo Vascolare e l’Internista in caso sia necessario un ricovero urgente in Medicina.

Nel 70% dei pazienti diabetici con lesioni ai piedi viene riscontrato anche un problema alla circolazione: in questi casi viene coinvolta l’unità di Emodinamica della Cardiologia o la Radiologia Interventistica, dove se ci sono le condizioni il paziente viene sottoposto alla rivascolarizzazione dell’arto compromesso, con angioplastica (PTA) e nel caso questa procedura risultasse non fattibile o non sufficiente viene coinvolto il Chirurgo Vascolare per un intervento a cielo aperto. L’angioplastica è un intervento di particolare importanza, che, nel paziente diabetico, che presenta spesso una compromissione dei vasi al disotto del ginocchio e del piede, risulta particolarmente complesso, tanto che pochi centri in Veneto attualmente lo eseguono e che consente di salvare l’integrità dell’arto ripristinando la corretta circolazione sanguigna soprattutto nel territorio coinvolto dall’ulcera, creando le condizioni per la guarigione della ferita e preservando così anche la possibilità di deambulazione. La fase post-operatoria, peraltro spesso molto breve, potrà avvenire nei reparti di Medicina Interna dell’Ulss Berica più vicini alla residenza del paziente. Proprio gli ospedali periferici saranno infatti parte integrante del percorso, grazie all’impegno – oltre che delle Medicine Interne – dei servizi di Diabetologia di Noventa Vicentina, Arzignano e Valdagno.

Ma al di là del singolo intervento, è l’approccio multidisciplinare a fare la differenza: è infatti dimostrato in letteratura scientifica che l’azione di un team composto da più specialisti che collaborano insieme – ciascuno per il proprio ambito di competenze – per la cura del piede diabetico porta ad una riduzione del 50% dei tassi di amputazione.

Nuove professionalità e più collaborazione dentro e fuori l’ospedale

«Per i numeri elevati di pazienti potenzialmente a rischio e per il grave impatto, a livello personale, familiare e sociale delle complicanze, questo nuovo team multidisciplinare rappresenta una novità davvero di grande rilievo nell’assistenza sanitaria nella nostra provincia – sottolinea il Direttore Generale Giovanni Pavesi – e ci aspettiamo che un’offerta assistenziale di questo tipo possa essere un elemento di attrazione per pazienti provenienti da altri territori e di riduzione delle fughe dei nostri residenti verso strutture al di fuori della nostra Ulss. Questo è il risultato dell’inserimento di alcune nuove professionalità nell’organigramma dell’Azienda, sul quale abbiamo investito molto negli ultimi mesi e ora cominciamo a vederne i risultati concreti per i cittadini, ma anche di un diverso modello organizzativo e spirito di collaborazione, in grado di valorizzare con maggiore pienezza le professionalità già presenti in ospedale».

(fonte: Ufficio stampa ULSS 8)

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