lunedì 27 aprile 2026 Martino Montagna
A Vicenza il 25 aprile si è trasformato in una grande partecipazione popolare, con oltre 5 mila persone in Piazza dei Signori per la cerimonia ufficiale della Festa della Liberazione. L’amministrazione comunale ha scelto come oratore l’attore Andrea Pennacchi, che ha proposto un intenso racconto personale legato alla storia del padre partigiano, internato nei campi di concentramento e protagonista della Resistenza con il nome di battaglia “Bepi”.
Attraverso il dialogo immaginato tra il padre e un ex compagno di scuola schierato con la Repubblica Sociale, Pennacchi ha riportato in piazza il senso più profondo della memoria antifascista. Particolarmente significativa la frase attribuita al padre: «Non ne voglio sapere di vendetta… ma se tornate voi torniamo anche noi», accolta da lunghi applausi della piazza. Un passaggio che ha intrecciato memoria personale e riflessione storica, richiamando anche figure della Resistenza vicentina e la cultura dei “Piccoli Maestri”.
La cerimonia si è aperta con gli onori ai caduti, la deposizione delle corone e gli interventi istituzionali del presidente dell’Associazione nazionale ex deportati e del prefetto. Successivamente è intervenuto il sindaco Giacomo Possamai, che ha sottolineato come il 25 aprile non sia una semplice commemorazione, ma una “festa di popolo” fondata sui valori di libertà, democrazia e antifascismo.
Possamai ha richiamato il senso della riconciliazione come percorso basato su verità e giustizia, non su rimozione o confusione storica, e ha allargato lo sguardo ai conflitti contemporanei e alle guerre che continuano a colpire civili e innocenti. Nel suo intervento ha anche citato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, soffermandosi sull’importanza di un uso responsabile delle parole e del potere politico.
Infine, il sindaco ha ricordato i progetti culturali della città e il ruolo dell’Europa come spazio di dialogo tra popoli, collegando la memoria della Resistenza alle celebrazioni imminenti del 2 giugno per gli 80 anni della Repubblica e del voto alle donne. Una continuità simbolica tra Liberazione, nascita della Repubblica e costruzione della democrazia italiana, ribadita con lo slogan conclusivo: “Viva la Resistenza, viva il 25 aprile, viva l’Italia libera e democratica”.