venerdì 9 ottobre 2026 Martino Montagna
La Corte d’Assise di Vicenza ha pronunciato la sentenza di primo grado nei confronti della 47enne, accusata di due omicidi e tre tentati omicidi. Al centro del processo, la presunta somministrazione di psicofarmaci ad anziani e all’ex compagno.
Ventotto anni e sei mesi di reclusione. È questa la pena inflitta a Paola Pettinà, la badante vicentina di 47 anni finita al centro di una complessa vicenda giudiziaria legata alla morte di anziani e a presunti tentativi di avvelenamento. La sentenza è stata pronunciata oggi, venerdì 9 ottobre, dalla Corte d’Assise di Vicenza, al termine del processo di primo grado.
La condanna è inferiore rispetto a quella richiesta dalla Procura, che aveva sollecitato l’ergastolo, con tre mesi di isolamento diurno.
Le accuse: due omicidi e tre tentati omicidi
Secondo l’impianto accusatorio, la donna avrebbe somministrato dosi eccessive di psicofarmaci a persone anziane e al suo ex compagno. Il procedimento ha riguardato due ipotesi di omicidio e tre tentati omicidi, contestati nell’ambito di episodi che si sarebbero verificati mentre la donna si occupava delle persone coinvolte o intratteneva rapporti personali con loro.
La vicenda ha richiesto approfondimenti medico-legali e tossicologici per valutare il possibile collegamento tra la somministrazione dei farmaci e le condizioni delle persone coinvolte. Nel corso del dibattimento, il tema del rapporto tra le sostanze assunte, le patologie pregresse e i decessi è stato uno degli aspetti più delicati del confronto tra accusa e difesa.
Lo scontro in aula e la linea difensiva
Durante il processo, la difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Busa, aveva chiesto l’assoluzione per le accuse più gravi, contestando che fosse stata dimostrata la responsabilità della donna nei fatti contestati.
La Procura, dal canto suo, aveva sostenuto la gravità del quadro accusatorio e, al termine della requisitoria, aveva chiesto la pena dell’ergastolo. Nel corso del procedimento, uno dei capi d’imputazione era stato inoltre riqualificato dall’accusa da omicidio a lesioni aggravate.
Pettinà aveva preso la parola in aula per esprimere le proprie scuse, dichiarando di essere consapevole di aver provocato dolore e sofferenza. Le sue parole si erano inserite in un processo segnato dal confronto tra le ricostruzioni delle parti e dagli accertamenti sulle condizioni delle persone coinvolte.
La sentenza e i prossimi passaggi
Con la decisione pronunciata oggi, la Corte d’Assise ha definito il primo grado di giudizio, infliggendo alla donna 28 anni e sei mesi di carcere. La sentenza non è definitiva e potrà essere impugnata nei successivi gradi di giudizio.