Sport

Al Menti il calcio ritrova la sua funzione più alta: educare alla pace attraverso l’esempio

martedì 16 giugno 2026 Valentina Ruzza

In un tempo storico attraversato da guerre, instabilità geopolitiche, emergenze climatiche e crescenti fragilità sociali, parlare di pace rischia spesso di ridursi a un esercizio retorico. Per questo assumono un valore particolare iniziative come quella andata in scena ieri a Casa Vicenza, all’interno dello stadio Romeo Menti, dove il calcio ha scelto di tornare alla sua funzione originaria: quella educativa.

La tappa vicentina del percorso “eVENTI di PACE” non è stata soltanto una cerimonia di premiazione né un appuntamento dedicato esclusivamente al mondo sportivo. È stata piuttosto un’occasione per interrogarsi sul significato più profondo dell’appartenenza, della responsabilità individuale e del ruolo che le comunità sportive possono svolgere nella formazione delle nuove generazioni.

Promossa da LR Vicenza insieme all’Associazione Nazionale del Fante, all’Azione Cattolica Vicentina e al Centro Coordinamento Club Biancorossi, l’iniziativa ha posto al centro dell’attenzione non il risultato, la prestazione o il talento, ma quei valori invisibili che costituiscono la vera infrastruttura morale dello sport: rispetto, correttezza, spirito di servizio, capacità di fare squadra e senso di comunità.

A rendere ancora più significativa la giornata è stata la scelta di intitolare le sei borse di studio a due giovani figure profondamente legate al mondo biancorosso, appartenenti a epoche diverse ma accomunate dalla stessa passione e dalla stessa tensione ideale.

Da una parte Armando Frigo, cresciuto nel vivaio vicentino e protagonista con la maglia del Vicenza tra il 1934 e il 1939, la cui vicenda sportiva si intreccia con quella militare e con una delle pagine più drammatiche della storia italiana. Dall’altra Francesco Turra, giovane arbitro e tifoso biancorosso, scomparso prematuramente nel 2015 a soli diciotto anni, il cui ricordo continua ancora oggi a rappresentare un riferimento per tanti giovani del territorio.

Due storie che, pur lontanissime tra loro, convergono nella medesima idea di testimonianza: quella di chi ha saputo lasciare un segno non attraverso la notorietà, ma attraverso l’esempio.

L’incontro, moderato da Dino Caliaro, presidente dell’Azione Cattolica Vicentina, si è aperto con gli interventi del direttore generale di LR Vicenza Werner Seeber e del responsabile del settore giovanile Michele Nicolin, che hanno ribadito come la crescita di un atleta non possa prescindere dalla crescita della persona.

Una visione che ha trovato concreta applicazione nel momento più atteso della giornata: la consegna delle borse di studio.

A essere premiati non sono stati i migliori marcatori, i più forti tecnicamente o i protagonisti di particolari imprese sportive. Sono stati scelti giovani capaci di distinguersi per atteggiamento, correttezza e capacità di interpretare il proprio ruolo con maturità e responsabilità.

Come Allegra Dalla Riva, atleta del Real Vicenza Women, premiata per aver incarnato nel tempo valori quali rispetto, impegno e senso di appartenenza, diventando una presenza stabile e positiva all’interno del proprio gruppo.

O come Emma Franchi, difensore dell’Under 17 del Vicenza Women’s Football Club, riconosciuta per quella forma di leadership silenziosa che raramente conquista i riflettori ma che spesso determina l’equilibrio di uno spogliatoio. Una giovane atleta capace di mettere il bene collettivo davanti all’affermazione personale, trasformando la disponibilità e l’incoraggiamento alle compagne in una forma autentica di servizio.

Per il settore giovanile biancorosso è stato premiato Davide Brazzarola, classe 2013, individuato come punto di riferimento per compagni e tecnici grazie alla sua capacità di mantenere sempre un atteggiamento costruttivo e positivo.

A rappresentare il mondo arbitrale è stato invece Gianluca Campagnolo, quindicenne già distintosi per serietà, professionalità e rispetto delle regole, qualità che assumono un valore ancora più rilevante in un contesto nel quale la figura dell’arbitro è sempre più spesso chiamata a confrontarsi con pressioni e tensioni che vanno oltre il terreno di gioco.

La riflessione si è poi allargata al mondo del tifo, riconoscendone il potenziale ruolo educativo e aggregativo.

Il premio assegnato a Piero Ronzani, storico presidente del Club Brendola e dirigente del Centro Coordinamento Club Biancorossi, ha rappresentato il riconoscimento di una vita spesa a costruire relazioni, appartenenza e comunità. Oltre trent’anni di impegno che raccontano una forma di tifo lontana dalle derive identitarie e vicina invece ai valori della partecipazione e della condivisione.

Particolarmente significativo anche il riconoscimento conferito al Gruppo Fantasma di Faenza, fondato nel 1993 dalla famiglia De Tomasi e oggi realtà affiliata più longeva al Centro Coordinamento tra quelle nate fuori provincia. Una storia che dimostra come il tifo possa diventare cultura della fedeltà, costruzione di legami e custodia di una memoria collettiva capace di superare ogni distanza geografica.

La presenza di tifosi biancorossi da Faenza a Milano, da Londra fino alla Sicilia racconta infatti qualcosa che va oltre il calcio: racconta il bisogno umano di riconoscersi in una comunità, di condividere simboli, emozioni e appartenenze.

Alla fine della giornata, il messaggio emerso da Casa Vicenza è apparso nitido.

In un’epoca che misura quasi tutto attraverso le performance, le classifiche e i risultati immediati, esistono ancora luoghi in cui vengono premiati il rispetto, la correttezza, il sacrificio e la capacità di prendersi cura degli altri.

Ed è forse proprio questa la forma più concreta di educazione alla pace: insegnare ai giovani che il valore di una persona non si misura soltanto da ciò che conquista, ma soprattutto da ciò che è capace di lasciare agli altri lungo il proprio cammino.

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