Spettacoli e Cultura

Archeologia: a Poleo di Schio riemerge un tesoro dell’Età del ferro

mercoledì 16 settembre 2026 Martino Montagna

Sono ripartiti il 24 agosto gli scavi archeologici sul colle dei Ravagni, a Poleo di Schio, dove le indagini hanno già portato alla luce un sito protostorico di particolare interesse. La nuova campagna, finanziata dal Ministero della Cultura e condotta dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, proseguirà per tutto settembre con l’obiettivo di approfondire le scoperte emerse dai primi sondaggi del 2025.

I reperti e le strutture individuati sono preliminarmente riconducibili all’Età del ferro e confermano la frequentazione antica del colle. Gli archeologi stanno ora cercando di comprendere la funzione dell’insediamento e le modalità con cui l’area venne utilizzata. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di un sito d’altura con una possibile funzione cultuale, interpretazione che potrà essere verificata solo attraverso ulteriori scavi e analisi.

La ricerca è diretta scientificamente dalla dottoressa Giulia Pelucchini, mentre le attività sul campo sono affidate alla cooperativa Nea Archeologia, sotto la direzione operativa di Riccardo Mantoan. Importante anche il contributo dell’ispettore onorario Michele Busato, che aveva segnalato per primo i rinvenimenti, e del professor Andrea Ghiotto, coinvolto nel progetto fin dalle sue fasi iniziali. La campagna è stata resa possibile anche dalla disponibilità dei proprietari dell’area.

Accanto alla ricerca archeologica, il progetto punta a coinvolgere direttamente la comunità attraverso un programma di “archeologia pubblica”. Il 26 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, gli scavi saranno aperti alla cittadinanza, mentre sono previste attività dedicate alle scuole e in particolare agli studenti dei licei impegnati nello studio del periodo storico a cui risalgono i ritrovamenti.

Il percorso si concluderà il 27 novembre con un incontro pubblico dedicato alla restituzione dei primi risultati. Un appuntamento pensato non solo per raccontare le nuove conoscenze emerse dal colle dei Ravagni, ma anche per rafforzare la consapevolezza sul valore della tutela del patrimonio archeologico. Per Schio, la campagna rappresenta così una nuova occasione per riportare alla luce un capitolo ancora poco conosciuto della storia più antica del territorio.

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