Salute e Sociale

Casa Dalla Rovere a Thiene, un anno dopo: da scommessa a presidio sociale

sabato 21 marzo 2026 Martino Montagna

A un anno dalla sua inaugurazione, Casa Dalla Rovere non è più solo un progetto sperimentale, ma una realtà consolidata nel tessuto sociale del territorio. Nata il 21 marzo 2025 grazie alla donazione dell’imprenditore Ambrogio Dalla Rovere e sviluppata dalla Fondazione di Comunità Vicentina per la Qualità di Vita, la struttura rappresenta oggi un punto di riferimento per adolescenti con fragilità psichiche.

I dieci posti disponibili sono stati occupati in tempi rapidi, segno di un bisogno reale e diffuso. Qui trovano accoglienza ragazzi tra i 12 e i 18 anni seguiti dai servizi socio-sanitari, inseriti in percorsi educativi e riabilitativi personalizzati, della durata variabile tra sei mesi e due anni.

«Non esiste un intervento standard», spiega la coordinatrice pedagogica Mariasole Autiero. «Ogni giovane ha un proprio progetto: lavoriamo per reinserirli in un contesto sociale positivo, sostenere la frequenza scolastica o accompagnarli verso il mondo del lavoro». I primi risultati sono incoraggianti: c’è chi ha già trovato un’occupazione, chi è inserito in tirocinio e chi si prepara a conseguire il diploma.

Accanto al percorso educativo, grande importanza è data alla crescita personale. Laboratori artistici, attività sportive e iniziative creative permettono ai ragazzi di scoprire capacità spesso inesplorate. Determinante anche la rete di volontari e il coinvolgimento della comunità locale, che ha risposto con apertura, favorendo l’inclusione e contrastando ogni forma di stigmatizzazione.

Non meno rilevante è il ruolo dello spazio socio-culturale interno alla struttura, diventato in pochi mesi un centro dinamico per attività di orientamento, supporto scolastico e laboratori educativi. Progetti come IN-CHILL hanno ampliato l’offerta con percorsi che spaziano dalla fotografia ai manga, creando occasioni di socialità e crescita.

«Il successo di Casa Dalla Rovere dimostra la validità di un modello nato dall’ascolto del territorio», sottolinea la Fondazione. Un modello che unisce solidarietà privata, competenze professionali e collaborazione comunitaria.

Dopo un anno, la struttura non rappresenta solo una risposta a un bisogno, ma un esempio concreto di come una comunità possa prendersi cura dei suoi giovani più fragili, trasformando una donazione in un’opportunità di futuro.

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