giovedì 30 luglio 2026 Martino Montagna
Per mesi era stato raccontato come il giovane cronista finito nel mirino per aver difeso don Maurizio Patriciello e raccontato le vicende di Caivano. Lettere minatorie, paura, un attentato incendiario davanti alla sua abitazione e infine una scorta. Ora, però, il caso di Adriano Cappellari, giovane giornalista veneto originario di Enego, prende una piega completamente diversa: la Procura di Vicenza lo ha indagato per simulazione di reato, ipotizzando che alcuni degli episodi che lo avevano fatto apparire come vittima possano essere stati organizzati da lui stesso.
Una vicenda che ha lasciato senza parole anche don Maurizio Patriciello, il parroco del Parco Verde di Caivano diventato simbolo della lotta contro criminalità e degrado. Il sacerdote aveva conosciuto Cappellari durante un incontro a Enego, nel Vicentino, descrivendolo come un ragazzo “dalla faccia pulita”, intelligente, educato e preparato.
Il rapporto tra i due era nato dopo gli articoli del giovane cronista dedicati all’impegno del sacerdote campano. Cappellari era stato indicato come possibile bersaglio proprio per la sua vicinanza a don Patriciello e per alcuni riferimenti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni contenuti nelle minacce ricevute.
La storia aveva avuto una prima escalation con lettere anonime e messaggi intimidatori indirizzati al giornalista, alla redazione con cui collaborava, a don Patriciello e a Giorgia Meloni. Successivamente, nella notte del 31 maggio, davanti alla casa di Cappellari a Enego erano state lanciate bottiglie incendiarie e lasciate alcune bombole di gas, facendo intervenire carabinieri e vigili del fuoco. L’episodio aveva suscitato grande clamore: il giovane cronista aveva ricevuto solidarietà dal mondo dell’informazione e dalle istituzioni, mentre erano state rafforzate le misure di sicurezza nei suoi confronti.
La notizia dell’indagine ha colpito profondamente il sacerdote. “Nemmeno per un istante avrei pensato che quel giovane dal volto buono potesse fare una cosa tanto grave e stupida”, avrebbe detto don Patriciello, esprimendo amarezza ma anche fiducia nel lavoro degli investigatori e della Procura. Il parroco ha ringraziato i carabinieri e gli inquirenti per gli accertamenti svolti, sottolineando il dolore per una vicenda che, se confermata, trasformerebbe una storia di presunte intimidazioni in un caso di inganno e costruzione di una falsa emergenza.
Don Patriciello ha poi rivolto un messaggio diretto al giovane cronista: “Adriano, se questa accusa sarà confermata, paga il tuo debito con la giustizia. Racconta la verità. Chiedi perdono ai tuoi genitori, a Enego, a don Federico, alle forze dell’ordine, alla Procura, a Giorgia Meloni e a me. Rialzati. Ricomincia a vivere.”
Resta ora il lavoro della magistratura per chiarire ogni dettaglio della vicenda e stabilire se le accuse contestate al giovane cronista troveranno conferma oppure se emergeranno altri elementi.