Dopo la fisioterapia c’è ancora strada: il nuovo confine tra recupero e ritorno allo sport

giovedì 1 ottobre 2026 Valentina Ruzza

Ad Arzignano un progetto mette in relazione riabilitazione, allenamento e valutazione strumentale. Al centro una domanda sempre più rilevante: quando una persona può dirsi davvero pronta a riprendere l’attività? Il dolore diminuisce, il movimento torna possibile, la fisioterapia può considerarsi conclusa. Eppure non sempre quel momento coincide con un recupero reale. Tra il tornare a stare bene e l’essere davvero pronti esiste uno spazio delicato, spesso decisivo: quello in cui la funzione deve tornare affidabile, la forza deve essere ricostruita, il gesto deve recuperare sicurezza e il corpo deve dimostrare di poter sostenere nuovamente ciò che gli viene richiesto. È proprio in questa zona intermedia che oggi si gioca una delle trasformazioni più interessanti nel rapporto tra riabilitazione e performance. Ad Arzignano questa riflessione ha preso la forma di OJ Performance, progetto ideato da Giacomo Sarni, osteopata D.O., massoterapista MCB e laureando in Fisioterapia, dopo l’esperienza maturata con OJ Studio a Lonigo. Ma il punto non è la nascita di un nuovo centro. Il punto è il modello che prova a costruire: superare una separazione che ancora troppo spesso divide il percorso della persona in compartimenti, prima la fase clinica, poi la riabilitazione, infine il ritorno all’attività fisica, come se ciascun passaggio avesse un inizio e una fine perfettamente riconoscibili. Nella realtà il corpo non funziona per compartimenti. Una persona può non avere più dolore e continuare ad avere un deficit di forza; può aver recuperato il movimento ma non la capacità di sostenere un carico; può sentirsi pronta e, nello stesso tempo, presentare differenze importanti tra un arto e l’altro. È in questa distanza tra percezione e capacità reale che il concetto di recupero diventa più complesso. OJ Performance nasce dichiaratamente con l’obiettivo di colmare la distanza tra fase clinica e ritorno completo all’attività fisica o sportiva, mettendo in relazione fisioterapia, osteopatia, riabilitazione e allenamento all’interno dello stesso percorso. Una continuità che cambia anche il significato della parola performance. Performance non significa necessariamente competizione. Può voler dire tornare a correre senza paura, recuperare un gesto lavorativo, riprendere ad allenarsi dopo un intervento chirurgico, tornare in campo dopo un infortunio oppure, per un atleta professionista, raggiungere nuovamente valori compatibili con le richieste della propria disciplina. Il denominatore comune è la misurabilità. Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante del progetto di Arzignano. Alla valutazione clinica vengono affiancati strumenti come pedane di forza, dinamometria ed elettromiografia di superficie, utilizzati per analizzare la produzione e la distribuzione della forza, confrontare gli arti, individuare eventuali asimmetrie e osservare il reclutamento muscolare durante i test. Non si tratta di affidare a una macchina la decisione clinica, ma di sottrarre alcune decisioni all’approssimazione. Nel linguaggio della riabilitazione la frase “mi sento meglio” ha naturalmente un valore enorme, ma quando si tratta di capire se un corpo possa tornare a sostenere determinati carichi la percezione individuale non può essere l’unico parametro. La domanda diventa allora diversa: non più soltanto “come stai?”, ma “che cosa sei nuovamente in grado di fare?”. È una differenza che nello sport professionistico assume un peso ancora maggiore. Da questa logica nasce il Pro Player Assessment, un sistema di valutazione pensato per seguire l’atleta in fasi diverse della stagione — pre-season, in-season ed end-season — attraverso dati relativi a forza, funzione e differenze tra gli arti. L’elemento più rilevante non è tanto la singola fotografia quanto la possibilità di costruire nel tempo una storia funzionale dell’atleta. Perché il problema di molte valutazioni post-infortunio è semplice: si cerca di capire se una persona sia tornata alla normalità senza sapere con precisione quale fosse, per quella persona, la normalità prima dell’infortunio. Disporre di dati precedenti significa invece avere un termine di confronto individuale. Non il valore medio di un atleta teorico, ma il proprio. È un passaggio culturale importante, perché sposta l’attenzione dall’intervento successivo al problema alla conoscenza precedente del soggetto e restituisce al concetto di prevenzione una dimensione più concreta. OJ Performance ha sede all’interno del Circolo Tennis di Arzignano, in via A. Consolini 5, e riunisce uno spazio ambulatoriale e un’area destinata alla riabilitazione, al personal training e al lavoro sulla performance. La scelta è quella di mantenere numeri contenuti, attraverso attività individuali, in coppia o in piccoli gruppi, per preservare personalizzazione e continuità del percorso. Anche qui, però, il dato interessante non è logistico, ma metodologico. Il percorso non viene immaginato come una sequenza di prestazioni acquistate, bensì come una progressione fatta di punto di partenza, obiettivi, misurazione e verifica. Il progetto insiste proprio su questo concetto: costruire una presa in carico capace di accompagnare la persona dal recupero del movimento alla costruzione della forza, fino, quando necessario, all’ottimizzazione della performance. È una differenza apparentemente semantica, ma in realtà cambia molto. Significa smettere di considerare il trattamento come il centro del percorso e iniziare a considerare centrale il risultato funzionale della persona. Significa anche accettare che salute, riabilitazione e preparazione fisica non siano mondi estranei tra loro. Per anni la medicina dello sport, la fisioterapia e l’allenamento hanno spesso proceduto su linee parallele, incontrandosi soprattutto nei momenti di necessità. Oggi la sfida è far dialogare competenze differenti prima che emergano problemi, durante il recupero e dopo il ritorno all’attività. È anche la direzione che OJ Performance vuole sviluppare nel territorio della Valle del Chiampo, attraverso collaborazioni con società sportive, allenatori, atleti e professionisti. Il progetto verrà presentato ufficialmente domani, venerdì 2 ottobre, a partire dalle 18, con l’inaugurazione della sede presso il Circolo Tennis di Arzignano. L’inaugurazione segna l’avvio pubblico del progetto, costruito attorno a una domanda che riguarda tanto lo sportivo quanto chi affronta un percorso di recupero: quando si può dire che il recupero sia davvero completo? Perché il dolore è un segnale. La funzione è un’altra cosa. E tra le due, spesso, esiste tutto il lavoro che fa la differenza.

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