Cronaca

Droga pagata con il Reddito di cittadinanza: arresti anche a Vicenza

mercoledì 14 ottobre 2026 Martino Montagna

Oltre 11 chili di stupefacenti sequestrati e un bar trasformato in deposito e luogo di consumo della cocaina: al centro dell’inchiesta “Social Card” un presunto sistema di traffico e spaccio che avrebbe utilizzato anche le tessere del sussidio per saldare le cessioni di droga.

Un’inchiesta che attraversa due territori, dal Catanzarese al Vicentino, e porta alla luce un presunto sistema di spaccio nel quale sarebbero state utilizzate anche le tessere del Reddito di cittadinanza per pagare la droga. È il quadro emerso dall’operazione antidroga denominata “Social Card”, condotta dai carabinieri e culminata con l’esecuzione di 24 provvedimenti cautelari.

Il bilancio dell’intervento è significativo: dodici persone sono state condotte in carcere, nove sono finite agli arresti domiciliari e per altre tre è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nel corso delle indagini sono stati inoltre sequestrati oltre undici chili di sostanze stupefacenti.

Secondo l’ipotesi investigativa, il gruppo avrebbe organizzato un’attività strutturata di approvvigionamento e distribuzione della droga, sviluppando collegamenti tra la Calabria e il Veneto. Un’operatività che, stando agli elementi raccolti dagli investigatori, avrebbe consentito di alimentare un circuito di cessioni e consumi ben più ampio di episodi isolati di spaccio.

Le tessere del sussidio per pagare la droga

L’aspetto che ha maggiormente colpito nell’inchiesta riguarda proprio il presunto utilizzo delle carte del Reddito di cittadinanza. Gli strumenti destinati al sostegno economico delle famiglie in difficoltà sarebbero stati impiegati anche per effettuare pagamenti legati all’acquisto di stupefacenti.

È questo particolare ad aver dato il nome all’operazione, “Social Card”, richiamando il possibile impiego delle carte del beneficio pubblico all’interno del sistema di spaccio contestato agli indagati.

Un meccanismo che, se confermato nelle successive fasi giudiziarie, evidenzierebbe come strumenti di pagamento destinati alle spese quotidiane sarebbero stati utilizzati anche per regolare transazioni illecite. Le responsabilità individuali e le modalità precise delle singole operazioni dovranno comunque essere accertate nel procedimento.

Un bar usato come deposito e luogo di consumo

Tra gli elementi emersi figura anche il sequestro di un bar che, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato come punto di appoggio per custodire la droga e come luogo nel quale consumare cocaina.

Un esercizio pubblico che, stando alla ricostruzione investigativa, avrebbe dunque avuto una funzione che andava oltre la normale attività commerciale, diventando un possibile punto di riferimento per la gestione e il consumo delle sostanze stupefacenti.

Il sequestro del locale si inserisce nell’attività di contrasto alla rete contestata, insieme al recupero degli oltre undici chili di droga. La quantità sequestrata rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’operazione e dà la misura della portata dell’attività investigativa condotta dai militari.

L’asse tra Calabria e Veneto

L’indagine ha interessato le province di Catanzaro e Vicenza, territori distanti ma collegati, secondo l’ipotesi accusatoria, da un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

I 24 provvedimenti cautelari rappresentano il risultato dell’attività investigativa svolta per ricostruire i ruoli dei presunti componenti della rete e le modalità con cui sarebbe stato gestito il commercio della droga. Le diverse misure adottate dall’autorità giudiziaria riflettono provvedimenti distinti per le persone coinvolte, senza costituire una dichiarazione definitiva di colpevolezza.

L’operazione “Social Card” riporta così al centro dell’attenzione non soltanto il fenomeno dello spaccio tra diverse aree del Paese, ma anche il possibile intreccio tra traffici illeciti, attività commerciali e strumenti di sostegno economico pubblico.

Per gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza: le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario e le responsabilità accertate con sentenza definitiva.

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