martedì 20 ottobre 2026 Martino Montagna
Circa 270 litri di gasolio per un valore di 633 euro, taniche nel bagagliaio e targhe coperte con nylon nero. L’uomo, ex autotrasportatore di una ditta bassanese, è stato fermato dai Carabinieri dopo la segnalazione di un automobilista.
Si sarebbe presentato a un distributore di carburante per fare scorta di gasolio utilizzando una tessera aziendale che avrebbe dovuto restituire dopo la fine del rapporto di lavoro. Ma il suo comportamento, tra abbigliamento completamente nero, volto parzialmente coperto e targhe dell’auto occultate, non è passato inosservato. Un 36enne cittadino moldavo, residente nel Bassanese, è stato denunciato dai Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Bassano del Grappa, al termine degli accertamenti su un rifornimento da circa 270 litri, per un importo complessivo di 633 euro.
L’episodio risale alla serata del 16 ottobre, quando i militari erano impegnati in un posto di controllo lungo via Capitelvecchio, a Bassano del Grappa. Durante il servizio, una persona alla guida di un’auto si è avvicinata ai Carabinieri riferendo di aver appena notato, in un distributore poco distante, un uomo intento a riempire alcune taniche di carburante e a caricarle su un veicolo con le targhe coperte da alcuni stracci.
Raccolta la segnalazione, i militari si sono diretti immediatamente verso l’area di servizio, situata a circa due chilometri di distanza, nel territorio del vicino Comune di Cassola. Una volta arrivati, hanno effettivamente trovato il soggetto descritto dall’automobilista: l’uomo si trovava nei pressi della pompa numero 3, con una mascherina sul volto, vestito completamente di nero e con alcune taniche di gasolio che stava sistemando nel bagagliaio. Sulle targhe del veicolo erano stati applicati pezzi di nylon nero, in modo da renderle meno riconoscibili.
La giustificazione: fare scorta prima di un possibile aumento dei prezzi
Fermato per un controllo, il 36enne avrebbe spiegato ai Carabinieri di aver deciso di fare scorta di carburante per la propria auto, temendo un possibile aumento dei prezzi. Una giustificazione che non ha però chiuso la vicenda.
Dagli accertamenti è emerso che le taniche erano state riempite con circa 270 litri di gasolio, per una spesa di 633 euro. Durante la perquisizione personale e del veicolo, i militari hanno inoltre trovato una tessera carburante a credito appartenente alla stessa società che gestisce il distributore e utilizzata, secondo quanto riferito dallo stesso uomo, per effettuare il rifornimento e il relativo pagamento.
Le verifiche successive hanno permesso di risalire alla titolarità della carta, risultata di proprietà di una ditta di trasporti del Bassanese.
Il precedente rapporto di lavoro e i sospetti sui furti di gasolio
Contattato dai Carabinieri, il titolare dell’azienda ha riferito di conoscere il 36enne, che aveva lavorato alle sue dipendenze come autotrasportatore fino al settembre 2026. Il rapporto di lavoro si era interrotto, secondo quanto dichiarato dall’imprenditore, anche a causa di alcuni presunti furti di gasolio attribuiti all’ex dipendente. Per quei fatti, il proprietario aveva già presentato una denuncia-querela alla Stazione dei Carabinieri di Bassano del Grappa.
Alla cessazione del rapporto di lavoro, l’uomo avrebbe dovuto restituire tutte le tessere carburante ricevute per svolgere la propria attività. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ne avrebbe invece trattenuta almeno una, proprio quella utilizzata per il rifornimento effettuato la sera del controllo.
Sulla base degli elementi raccolti, e dopo aver acquisito una nuova denuncia-querela presentata dal titolare dell’azienda, i Carabinieri hanno denunciato il 36enne in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Vicenza. Le ipotesi di reato contestate sono appropriazione indebita, indebito utilizzo di strumenti di pagamento e occultamento di atti veri, in relazione alla copertura delle targhe del veicolo.
La tessera carburante e le taniche contenenti il gasolio sono state restituite al legittimo proprietario. La posizione dell’uomo resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.