giovedì 17 settembre 2026 Valentina Ruzza
Il derby torna dopo oltre nove anni, ma lo farà senza una delle sue due tifoserie. Domenica al Bentegodi, per Verona-Vicenza, i sostenitori biancorossi non potranno essere presenti sugli spalti: la Prefettura di Verona ha disposto il divieto di vendita dei biglietti ai residenti nelle province di Vicenza e Padova, recependo l’orientamento emerso dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive.
Una decisione attesa, ma destinata comunque a lasciare strascichi. Nei giorni scorsi l’Osservatorio aveva infatti valutato la partita sotto il profilo dell’ordine pubblico, alla luce della storica rivalità tra le due tifoserie e dei precedenti legati a questa sfida. Il provvedimento è però arrivato a ridosso del match, a meno di quattro giorni dal calcio d’inizio, una tempistica che ha alimentato il malumore dei sostenitori vicentini e reso particolarmente complessa l’ipotesi di un eventuale ricorso.
Il risultato è che uno dei derby più attesi del calcio veneto tornerà con un settore ospiti vuoto.
Ed è proprio questo il punto. Verona-Vicenza non è una partita qualsiasi. È una sfida che porta con sé storia, rivalità, identità e appartenenza. Il fascino di un derby vive sul campo, ma anche sugli spalti, nei cori, nelle bandiere, negli sfottò e in quel confronto tra tifoserie che, quando resta dentro i confini della legalità, rappresenta una parte fondamentale dello spettacolo.
La sicurezza viene prima di tutto e il compito delle autorità è prevenire qualsiasi rischio. Ma il divieto generalizzato riapre inevitabilmente una questione che il calcio italiano conosce bene: fino a che punto è corretto far ricadere su migliaia di sostenitori le conseguenze di comportamenti riconducibili a singoli o gruppi?
Chi sbaglia deve essere identificato e punito. Su questo non possono esserci dubbi. Il problema nasce quando la risposta diventa collettiva e impedisce anche a chi non ha mai creato problemi di seguire la propria squadra in una delle partite più sentite della stagione.
Il rischio è che il divieto di trasferta, nato come misura eccezionale, diventi sempre più spesso la soluzione più semplice per la gestione degli incontri considerati a rischio.
E allora il tema supera i confini di Verona-Vicenza.
Il calcio moderno vive di televisioni, diritti, sponsor e piattaforme, ma continua ad avere bisogno del pubblico. Soprattutto nelle partite che hanno una storia. Un derby senza una tifoseria perde inevitabilmente una parte della propria forza scenica, della propria tensione emotiva e della propria identità.
Anche per questo, nelle ultime ore, il provvedimento ha provocato reazioni di segno critico sia tra i sostenitori vicentini sia tra quelli veronesi. Una convergenza insolita per due tifoserie divise da una rivalità profonda, ma accomunate dalla stessa convinzione: un derby senza ospiti è un derby incompleto.
Domenica il Bentegodi sarà comunque teatro di una partita dal grande peso sportivo e simbolico. Il pallone rotolerà, le squadre si affronteranno e il risultato finirà negli almanacchi.
Ma dopo oltre nove anni di attesa, Verona-Vicenza avrebbe meritato di tornare con entrambe le sue voci.