domenica 17 maggio 2026 Valentina Ruzza
Il “Romeo Menti” cala il sipario sulla stagione biancorossa con una notte dura nel risultato ma estremamente indicativa sul piano tecnico, mentale e ambientale. Il Benevento di Antonio Floro Flores espugna Vicenza con un netto 4-1, conquista la Supercoppa di Serie C e certifica, soprattutto nei momenti chiave della gara, una superiorità fatta di intensità, lucidità e feroce concretezza.
Il punteggio finale è pesante. Forse persino troppo severo rispetto a ciò che si è visto nella ripresa. Ma racconta comunque una verità precisa: il Benevento arriva all’ultimo appuntamento stagionale con più energia fisica, più brillantezza mentale e soprattutto con una struttura tattica più reattiva dentro le due fasi.
Fin dai primi minuti la squadra campana mostra immediatamente il proprio piano partita. Occupazione aggressiva delle corsie laterali, ricerca continua della superiorità tra le linee e grande velocità nelle transizioni offensive. Lamesta si muove con libertà totale tra centrocampo e difesa, Tumminello lavora benissimo spalle alla porta e il Vicenza fatica immediatamente ad accorciare con tempi e distanze corrette.
La traversa colpita da Scognamillo all’11’ è il primo segnale di una squadra sannita già completamente dentro la partita. Il Lane invece appare contratto, quasi scarico emotivamente, con ritmi troppo bassi e poca qualità nelle uscite da dietro. La sensazione, fin da subito, è che il Benevento riesca ad arrivare con troppa facilità nella metà campo biancorossa.
Il vantaggio campano nasce infatti da una situazione che racconta perfettamente le difficoltà del Vicenza nel primo tempo: transizione negativa lenta, linee troppo lunghe e poca protezione centrale. Lamesta riceve spazio tra le linee, dialoga rapidamente con Tumminello e chiude l’azione con lucidità davanti a Gagno.
Da quel momento il Benevento prende completamente controllo emotivo della gara. I biancorossi abbassano intensità e convinzione, mentre la squadra di Antonio Floro Flores continua ad attaccare con leggerezza e qualità tecnica. Al 35’ arriva il raddoppio ancora con Lamesta: movimento verso il centro, destro a giro perfetto e Menti improvvisamente ammutolito davanti a un Vicenza irriconoscibile rispetto a quello visto nelle settimane decisive della stagione.
Fabio Gallo capisce immediatamente la necessità di cambiare assetto e atteggiamento. A inizio ripresa rivoluziona la squadra con l’ingresso di Talarico, Tribuzzi e Capello, passando a un sistema molto più offensivo e aggressivo.
Ed è qui che cambia l’inerzia della partita.
Il Vicenza alza finalmente pressione, ritmo e baricentro. Tribuzzi diventa il vero acceleratore offensivo del Lane: crea superiorità numerica, obbliga il Benevento ad abbassarsi e porta qualità costante negli ultimi trenta metri. Talarico attacca bene l’area e al 53’ colpisce una traversa clamorosa su assist dello stesso Tribuzzi. È il momento in cui il “Menti” torna davvero a crederci.
La squadra biancorossa spinge, aumenta aggressività sui duelli e riesce finalmente a schiacciare il Benevento nella propria metà campo. Anche Capello attacca bene la profondità, mentre Talarico colpisce un altro legno pochi minuti più tardi. Per almeno venti minuti il Lane dà la sensazione concreta di poter riaprire la finale.
Ma il calcio, soprattutto a maggio, premia spesso la lucidità nei momenti decisivi. E il Benevento ne ha di più.
All’81’ arriva infatti la giocata che spegne definitivamente il match: Tumminello sfonda sulla destra, mette un pallone perfetto al centro e Salvemini inventa una rovesciata straordinaria che vale l’1-3. Una rete tecnicamente bellissima e psicologicamente devastante per il Vicenza.
Da lì in avanti il Benevento torna padrone emotivo della partita e chiude definitivamente i conti con il poker ancora firmato da Lamesta, autentico protagonista della serata. Il gol di Caferri al 90’ serve soltanto a rendere meno pesante il passivo finale.
Resta però una fotografia che va oltre il risultato.
Perché anche sotto di tre gol il “Menti” continua a spingere, cantare e accompagnare la squadra fino all’ultimo minuto. Ed è probabilmente questa la vera eredità lasciata dalla stagione biancorossa: la ricostruzione totale del legame tra squadra, città e tifoseria.
La Supercoppa vola meritatamente in Campania. Il Vicenza invece chiude con una sconfitta pesante, ma senza uscire ridimensionato come ambiente.
Adesso arriveranno riflessioni, mercato e inevitabili processi. Ma una cosa resta evidente: questa piazza continua ad avere dentro fame, appartenenza e ambizione da categorie superiori.