martedì 24 febbraio 2026
Il Lane non si ferma più.
Nel luogo che dodici mesi fa aveva lasciato cicatrici profonde, il Vicenza torna con la testa bassa e lo sguardo duro di chi non vuole più rimandare il destino. A Verona non c’è spazio per la nostalgia: c’è solo una squadra che sa cosa vuole diventare e che lo dimostra dopo appena due minuti, quando la punizione velenosa di Cafferri taglia il match e spegne l’entusiasmo del Gavagnin Nocini.
Senza Gallo in panchina, con Carobbio a guidare le operazioni, i biancorossi entrano in campo con personalità feroce. Morra e Stuckler lavorano sporco là davanti, Cuomo ringhia su ogni pallone e la difesa concede il minimo indispensabile a una Virtus Verona viva ma incapace di graffiare davvero. Il gol lampo cambia subito l’inerzia: il Vicenza gestisce, alza il ritmo quando serve e dimostra maturità da capolista vera.
La Virtus prova a reagire con Cernigoi e con qualche situazione da fermo, ma Gagno osserva senza tremare. Il Lane controlla gli spazi, rallenta il gioco e aspetta il momento giusto per affondare. Al 35’ il contropiede orchestrato da Stuckler e Morra potrebbe già chiudere i conti, ma manca l’ultimo dettaglio. Poco dopo arriva l’episodio che indirizza definitivamente la gara: Amadio ferma fallosamente Stuckler e lascia i rossoblù in dieci. Da lì in poi il Vicenza diventa padrone del campo.
Nella ripresa i biancorossi amministrano con lucidità. Sandon sfiora il raddoppio, mentre la Virtus, nonostante l’inferiorità numerica, non rinuncia a giocare e prova a sorprendere con Pagliuca. È una partita nervosa, fisica, sporca quanto basta per capire che qui non si regalano punti a nessuno. Il Lane segna anche il secondo con Stuckler, ma la bandierina spegne l’urlo di gioia. Poco importa: la sensazione è che il controllo sia totale.
Carobbio muove la panchina con intelligenza, inserisce energie fresche e mantiene alta la pressione. Pellizzari stringe i denti dopo un problema alla caviglia, Rauti e Cappelletti portano corsa, mentre nel finale Stuckler sfiora il colpo del ko con una giocata da attaccante vero, ipnotizzato solo dall’uscita disperata di Scardigno.
Finisce 1-0, ma il risultato racconta solo una parte della storia. Il Vicenza vince con la testa prima ancora che con le gambe, difende il vantaggio sul Brescia e manda un messaggio chiaro al campionato: questa squadra ha imparato dagli errori del passato e adesso non vuole più guardarsi indietro. Mancano dieci partite, ma la sensazione è che il Lane abbia cambiato passo. E quando il Lanerossi decide di correre, per gli altri resta solo la scia.
A Cura di Valentina Ruzza