giovedì 18 giugno 2026 Valentina Ruzza
Come riportato da Biancorossi.net, il Benevento ha deciso di non esercitare il diritto di riscatto previsto nell’accordo siglato la scorsa estate. Matteo Della Morte torna così ad essere un giocatore del L.R. Vicenza. Una notizia che chiude una parentesi e, allo stesso tempo, ne apre immediatamente un’altra.
Perché il ritorno del fantasista piemontese non è soltanto una questione di mercato. È una storia ancora incompiuta.
Quando arrivò a Vicenza nell’estate del 2022, Della Morte rappresentava uno dei profili più intriganti della categoria. Tecnica nello stretto, cambio di passo, capacità di saltare l’uomo e di accendere la partita con una giocata. Dopo alcuni mesi necessari per comprendere ritmi e richieste del nuovo ambiente, il suo talento iniziò a manifestarsi con continuità.
Il gol segnato all’Avellino è rimasto impresso nella memoria collettiva biancorossa. Non tanto per la rete in sé, quanto per ciò che rappresentava: l’immagine di un giocatore finalmente esploso e pronto a diventare uno dei simboli del progetto tecnico del Lane.
Sembrava l’inizio di una crescita destinata a proseguire.
Poi arrivò la notte più amara.
La finale playoff persa contro la Carrarese lasciò una ferita profonda. Una di quelle sconfitte che non si limitano a chiudere una stagione ma finiscono per trascinarsi dentro quella successiva. L’ambiente ne uscì segnato. I tifosi anche. E probabilmente lo stesso Della Morte non rimase indenne da quella delusione.
La stagione seguente racconta infatti una parabola completamente diversa.
Le prestazioni perdono brillantezza, la fiducia sembra progressivamente affievolirsi e Stefano Vecchi finisce per relegarlo sempre più spesso ai margini delle scelte iniziali. Le cause reali di questa involuzione appartengono soltanto al giocatore e a chi lo ha accompagnato quotidianamente in quel percorso. Il calcio, però, è pieno di storie simili: talenti che attraversano momenti di smarrimento, giocatori che faticano a ritrovare leggerezza e convinzione dopo una delusione importante.
L’estate del 2025 sembrava allora rappresentare la naturale conclusione dell’esperienza vicentina.
Su Della Morte si erano mossi diversi club. Il Catanzaro aveva mostrato interesse concreto. Sullo sfondo c’erano anche piste estere. Alla fine fu il Benevento a spuntarla, ottenendo il giocatore con la formula del prestito con diritto di riscatto.
Anche in Campania, inizialmente, la sua storia sembrava destinata a svilupparsi in salita.
Poco spazio, poche presenze e un ruolo marginale nelle gerarchie tecniche. Poi qualcosa cambia. Il cambio di allenatore modifica assetti ed equilibri e Della Morte ritrova progressivamente centralità. Schierato da trequartista, nella posizione che meglio valorizza le sue qualità, cresce settimana dopo settimana fino a diventare uno degli uomini più utilizzati nella fase conclusiva della stagione.
La promozione in Serie B del Benevento porta anche la sua firma.
Eppure non abbastanza da convincere il club sannita a investire per l’acquisto definitivo.
Una scelta che, numeri alla mano, sorprende relativamente. Il Benevento ha creduto nel giocatore, lo ha valorizzato e rilanciato, ma non al punto da considerarlo un elemento imprescindibile per il futuro.
E così il destino riporta Della Morte a Vicenza.
Qui nasce la domanda più interessante.
Che cosa farà il Vicenza di Fabio Gallo?
Per caratteristiche tecniche, Della Morte è un interprete ideale alle spalle delle punte. Ama ricevere tra le linee, creare superiorità numerica e muoversi negli spazi intermedi. È un giocatore che vive di libertà e intuizione. Il problema è che il sistema di gioco di Gallo, almeno finora, racconta altro. Il 3-5-2 del tecnico biancorosso prevede esterni di fascia puri, grande intensità senza palla e due attaccanti di ruolo. Una struttura che lascia pochissimo spazio alla figura del trequartista classico. Non a caso, nelle esperienze recenti di Gallo, quel ruolo è apparso soltanto in maniera episodica.
Ecco perché il ritorno di Della Morte rappresenta oggi uno dei dossier più affascinanti dell’estate biancorossa.
Da una parte c’è un patrimonio tecnico che il Vicenza conosce bene e che, nelle condizioni giuste, ha già dimostrato di poter fare la differenza. Dall’altra c’è la necessità di inserirlo in un contesto tattico che, almeno sulla carta, non sembra costruito sulle sue caratteristiche.
La sensazione è che questa volta non basterà decidere se tenere o cedere il giocatore.
Occorrerà capire se esiste davvero un progetto tecnico capace di rilanciarlo.
Perché a 26 anni Matteo Della Morte non è più una promessa da attendere. È un calciatore che deve scegliere quale direzione dare alla propria carriera.
E forse, dopo tanti giri, il suo futuro passa ancora una volta da Vicenza.