giovedì 28 maggio 2026 Martino Montagna
Il principio è chiaro e ora ha anche un peso definitivo sul piano giuridico: chi ha inquinato deve farsi carico della bonifica. È quanto emerge dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto gli appelli e confermato la decisione della Provincia di Vicenza sull’individuazione dei responsabili dell’inquinamento del sito ex Miteni di Trissino.
Secondo la pronuncia, i soggetti chiamati a rispondere del grave inquinamento ambientale sono le società Mitsubishi, Eni Rewind e il gruppo Ici. Il Consiglio di Stato ha quindi confermato quanto già stabilito dal TAR Veneto con la sentenza n. 896 del 6 maggio 2024, rafforzando l’impianto accusatorio costruito dalla Provincia.
“È una sentenza storica” ha commentato il presidente della Provincia di Vicenza Andrea Nardin, sottolineando come il lavoro dei tecnici e dei legali dell’ente abbia portato all’individuazione dei responsabili di quello che viene definito un vero e proprio disastro ambientale. Un passaggio che, ora, non lascia più spazio a interpretazioni: i soggetti individuati non solo partecipano al processo di messa in sicurezza, ma lo fanno in quanto responsabili dell’inquinamento.
Un elemento decisivo riguarda proprio le conseguenze operative della sentenza. Con la conferma della responsabilità, la Provincia potrà infatti attivare strumenti più incisivi, tra cui la possibile contestazione di “omessa bonifica” nel caso in cui i soggetti obbligati dovessero sottrarsi agli interventi necessari. In altre parole, non si tratta più di una partecipazione volontaria o contestata, ma di un obbligo giuridico pieno.
Nel percorso restano coinvolti anche la Provincia di Vicenza, la Regione Veneto e ARPAV, chiamate a definire insieme ai responsabili industriali il progetto di bonifica e messa in sicurezza dell’area, con il supporto di esperti tecnici e scientifici.
Resta aperto il capitolo relativo alla società Manifattura Lane Gaetano Marzotto e Figli, su cui il Consiglio di Stato dovrà ancora pronunciarsi dopo che il TAR Veneto aveva già dato ragione alla Provincia includendola tra i soggetti responsabili insieme agli altri gruppi industriali.
Il caso Miteni diventa così un precedente importante nel panorama ambientale italiano: non solo per la conferma delle responsabilità, ma anche per il principio ribadito con forza dalla giustizia amministrativa. La bonifica, ora, non è più solo un obiettivo tecnico, ma un obbligo diretto per chi ha causato l’inquinamento, in nome del principio “chi inquina paga”.