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Mondiali 2026, il Messico accende la festa dell’Azteca. Tra emozioni, polemiche e un ritorno che vale una vita

venerdì 12 giugno 2026 Valentina Ruzza

Mentre il calcio mondiale discute da anni se il nuovo format a 48 squadre renda la Coppa del Mondo più inclusiva o semplicemente più grande, l’Azteca ha ricordato a tutti quale sia l’unico giudice che conta davvero: il campo.

E il campo, nella notte inaugurale del Mondiale 2026, ha promosso il Messico e acceso immediatamente i riflettori su Raul Jiménez, protagonista della storia più bella del primo giorno di torneo. Davanti a oltre ottantamila spettatori, la nazionale di Javier Aguirre ha superato il Sudafrica per 2-0 nella gara che ha aperto ufficialmente la prima Coppa del Mondo ospitata da tre Paesi – Messico, Stati Uniti e Canada – e la prima della storia con 48 squadre al via.

Il risultato, tuttavia, racconta soltanto una parte della serata. Perché all’Azteca si è assistito a qualcosa di più di una semplice partita inaugurale: c’è stata la conferma della crescita del calcio messicano, il ritorno di uno degli attaccanti più sfortunati dell’ultimo decennio e l’ennesima dimostrazione di come il Mondiale riesca ancora a trasformare una gara di calcio in un racconto collettivo.

L’impressione lasciata dalla squadra di Aguirre è quella di una formazione matura, organizzata e perfettamente consapevole della propria identità. Il Messico ha imposto ritmo e aggressività fin dai primi minuti, controllando il possesso e costringendo il Sudafrica a rincorrere per lunghi tratti della gara.

Il protagonista tecnico della serata è stato Julián Quiñones. L’attaccante naturalizzato messicano ha incarnato alla perfezione il calcio moderno: mobilità, profondità, intensità e capacità di occupare gli spazi. La rete che ha sbloccato il risultato è stata la naturale conseguenza di una prestazione dominante.

Ma la fotografia destinata a rimanere nella memoria di questo Mondiale porta inevitabilmente il volto di Raul Jiménez.

Quando l’attaccante ha firmato il gol del definitivo 2-0, l’Azteca è esploso. Non soltanto per il risultato. Sei anni fa Jiménez lottava per tornare a vivere una vita normale dopo la terribile frattura cranica subita in Premier League nello scontro con David Luiz. Oggi è tornato sul palcoscenico più prestigioso del calcio mondiale e ha trovato la rete davanti al proprio pubblico, trasformando una partita inaugurale in una storia di rinascita sportiva e umana.

Il Sudafrica, invece, ha mostrato tutti i limiti di una squadra che ha sofferto costantemente l’intensità e la qualità dei padroni di casa. Le difficoltà nella costruzione del gioco e la scarsa incisività offensiva hanno finito per amplificarsi nella ripresa, quando la gara è stata segnata anche dalle espulsioni che hanno lasciato gli africani in evidente difficoltà.

A far discutere è stata infatti anche la direzione arbitrale del brasiliano Wilton Pereira Sampaio, protagonista di una partita conclusa con tre cartellini rossi complessivi. Un dato insolito per una gara inaugurale e destinato ad alimentare il dibattito nelle prossime ore.

Fuori dal campo, invece, la prima polemica mondiale ha riguardato la televisione italiana. La scelta della Rai di interrompere la diretta della cerimonia inaugurale per lasciare spazio al TG1 durante l’esibizione finale di Shakira ha scatenato proteste e commenti sui social, costringendo successivamente l’emittente a fornire chiarimenti sull’accaduto.

Tra spettacolo, emozioni e controversie, il Mondiale 2026 ha dunque trovato il suo primo protagonista. E il primo messaggio arrivato dall’Azteca è chiaro: il Messico non vuole essere soltanto il Paese che ospita la festa. Vuole esserne uno degli attori principali.

Photo: immagini tratte dal profilo Instagram ufficiale della FIFA e utilizzate ai soli fini di cronaca sportiva.

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