Prima della pizza c’è Napoli. Il rito del fritto, la memoria e l’identità della famiglia Cosenza

venerdì 11 settembre 2026 Valentina Ruzza

**Prima della pizza c’è Napoli. Il rito del fritto, la memoria e l’identità della famiglia Cosenza**

A Napoli la pizza, spesso, arriva dopo. Prima c’è il banco della friggitoria, il crocchè mangiato in piedi, la frittatina ancora calda tra le mani. È un gesto semplice, quotidiano, ma profondamente identitario. Ed è proprio da quel momento che parte il progetto di Vincenzo, Adriana e Pietro Cosenza a Vicenza: non limitarsi a proporre specialità napoletane, ma restituire un rito. «Ci siamo accorti che non mancava il prodotto, mancava quel momento prima della pizza», raccontano.

Il cuore del Corner è la frittatina di pasta, considerata il vero simbolo della proposta. Pasta, besciamella, piselli, carne e frittura racchiudono una cucina nata dal recupero e diventata nel tempo una delle espressioni più riconoscibili della tradizione partenopea. Il crocchè resta il più immediato e popolare, ma è la frittatina a custodire meglio il senso di una cucina domestica, concreta, costruita su pochi elementi e su una memoria precisa.

La filosofia della famiglia Cosenza è altrettanto chiara: prima viene la ricetta tradizionale, poi eventualmente la variazione. Crocchè, frittatina e palla di riso guardano alle friggitorie napoletane di una volta, mentre farina, pomodoro, mozzarella e olio diventano la base di un lavoro in cui la materia prima pesa più dell’effetto. «L’errore è pensare che napoletano voglia dire abbondante. Invece vuol dire essenziale».

Un concetto che si ritrova anche nella genovese, preparata con cipolle di Montoro e circa cinque ore di cottura lenta. Qui il tempo non è un dettaglio, ma un ingrediente vero. Lo stesso vale per la pizza, il cui impasto viene lasciato lievitare per 48 ore.

Accanto ai fritti emergono poi le ricette della memoria familiare. La pastiera arriva dalla nonna; il panino napoletano richiama compleanni e feste, con salumi, formaggi e uova sode racchiusi in un impasto rustico; la pizza fritta conserva invece tutta la forza della cucina popolare, nata dalla necessità e diventata simbolo. Dorata fuori, morbida e bollente dentro, non ha bisogno di essere ingentilita: deve solo essere fatta bene.

È qui che il progetto acquista la sua parte più interessante. Napoli non viene ridotta a immagine o folklore, ma raccontata attraverso gesti, profumi e consistenze: un fritto asciutto, una cipolla cotta lentamente, un impasto che ha avuto il tempo necessario, il banco come luogo di relazione e racconto.

Non si tratta quindi di ricostruire Napoli a Vicenza, ma di farne arrivare alcune abitudini. Un crocchè ancora caldo, una frittatina mangiata prima della pizza, la pastiera della nonna, il panino delle feste, la pizza fritta che obbliga a sporcarsi le mani.

Ed è forse proprio questa la sintesi migliore della filosofia dei Cosenza: evolvere non significa fare di più, ma fare le stesse cose, ogni anno, un po’ meglio.

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