venerdì 30 ottobre 2026 Martino Montagna
Una giornata di protesta, partecipazione e momenti di forte tensione ha attraversato Vicenza e diversi centri della provincia in occasione dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre. Circa duemila persone sono scese in strada nel capoluogo, tra studenti, lavoratori e attivisti, dando vita a un corteo che ha portato al centro dell'attenzione temi come il caro-vita, la perdita del potere d'acquisto, le condizioni del lavoro e la contrarietà alle politiche di riarmo.
Quella che era nata come una mobilitazione per rivendicare maggiori tutele sociali ed economiche ha vissuto anche momenti particolarmente delicati, soprattutto nella zona della tangenziale, dove il confronto tra manifestanti e forze dell'ordine è diventato più acceso. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, tre partecipanti sarebbero rimasti feriti durante gli scontri. Tra questi ci sarebbe una persona colpita alla testa da un lacrimogeno.
Il corteo ha attraversato diverse zone della città, provocando rallentamenti e blocchi alla circolazione, in particolare nell'area di Ponte Alto. La mobilitazione ha coinvolto una composizione eterogenea di partecipanti, con la presenza di studenti e lavoratori che hanno portato in piazza rivendicazioni legate sia alla situazione economica delle famiglie sia alle prospettive occupazionali e alle scelte politiche nazionali.
La situazione è diventata più tesa nei pressi della tangenziale, quando una parte del corteo avrebbe tentato di superare il blocco predisposto dalle forze dell'ordine. Per contenere l'avanzata dei manifestanti, la polizia ha utilizzato anche gli idranti. Gli organizzatori hanno successivamente denunciato il ferimento di tre persone, riferendo in particolare dell'episodio del partecipante raggiunto alla testa da un lacrimogeno. Al momento, queste ricostruzioni devono essere considerate come dichiarazioni della parte organizzatrice della manifestazione.
Un altro episodio ha caratterizzato la giornata vicentina: alcuni partecipanti hanno occupato l'ex hotel Europa, aggiungendo un ulteriore elemento alla mobilitazione. L'iniziativa si inserisce nel clima di protesta che ha accompagnato lo sciopero, durante il quale le rivendicazioni sul diritto alla casa, sulle condizioni sociali e sulle difficoltà economiche si sono intrecciate con quelle del mondo del lavoro.
Scrittura
La protesta si estende a Valdagno e Schio
La mobilitazione non ha riguardato soltanto il capoluogo. Anche in provincia la giornata di sciopero ha registrato una partecipazione significativa, con iniziative legate alle vertenze occupazionali, alla sanità pubblica e alle rivendicazioni studentesche.
A Valdagno sono state circa 200 le persone che hanno preso parte al corteo. Una protesta che ha messo insieme diverse questioni territoriali, a partire dalla difesa del punto nascite dell'ospedale San Lorenzo, per il quale cittadini e manifestanti chiedono garanzie sul futuro del servizio. Al centro della mobilitazione anche la situazione degli 83 dipendenti di Gxo, coinvolti in un trasferimento che ha alimentato preoccupazioni tra i lavoratori e le loro famiglie.
La manifestazione ha rappresentato un'occasione per riportare in piazza le difficoltà del mondo del lavoro e le preoccupazioni legate alla progressiva riduzione dei servizi sanitari sul territorio. Due questioni differenti, ma accomunate dalla richiesta di maggiore attenzione verso le esigenze delle comunità locali.
A Schio, invece, sono stati soprattutto gli studenti a caratterizzare la giornata di protesta. Alcune centinaia di giovani hanno attraversato le strade cittadine dando vita a un corteo animato da cori, megafoni e fumogeni. Sui muri di un condominio sono inoltre comparse scritte contro il fascismo e contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Nonostante i messaggi di carattere politico e il clima acceso della mobilitazione, la manifestazione si è conclusa senza particolari disordini. Stesso esito anche a Valdagno, dove il corteo si è svolto senza episodi di tensione segnalati.
Una mobilitazione nazionale tra lavoro, carovita e riarmo
Le proteste vicentine si inseriscono in una giornata di sciopero generale che venerdì 30 ottobre ha coinvolto numerose città italiane. La mobilitazione, promossa dall'Unione Sindacale di Base insieme ad altre realtà sindacali, ha portato in piazza lavoratori, studenti, pensionati e diverse organizzazioni sociali.
Tra le principali rivendicazioni figurano l'aumento dei salari, la difesa delle pensioni, la riduzione del costo della vita e delle tariffe energetiche, oltre alla richiesta di maggiori investimenti nei servizi pubblici. Un altro tema centrale è stato il contrasto alle politiche di riarmo e a quella che i promotori definiscono economia di guerra.
La protesta ha interessato anche il settore scolastico, la sanità e la pubblica amministrazione. In diverse città, inoltre, le iniziative hanno coinvolto i porti, con mobilitazioni contro il traffico di armi e il coinvolgimento delle infrastrutture portuali nelle attività legate ai conflitti internazionali.
La giornata è stata accompagnata da un dispositivo di sicurezza rafforzato, soprattutto nei centri urbani dove nelle settimane precedenti si erano verificati altri episodi di tensione. A Vicenza, il momento più delicato si è concentrato proprio nei pressi della tangenziale, dove l'intervento degli idranti ha impedito ai manifestanti di raggiungere la rampa stradale.
Resta il nodo delle tensioni e dei feriti
Quanto accaduto a Vicenza riporta al centro dell'attenzione il rapporto tra diritto di manifestare, gestione dell'ordine pubblico e modalità di intervento durante i cortei. Da una parte le rivendicazioni di chi è sceso in strada per denunciare difficoltà economiche, precarietà e riduzione dei servizi; dall'altra la necessità delle forze dell'ordine di impedire che la protesta coinvolga infrastrutture strategiche e provochi situazioni di pericolo.