venerdì 2 ottobre 2026 Martino Montagna
È salito a otto il numero dei casi di febbre Dengue accertati a Cartigliano, nel Vicentino. Un aumento concentrato in pochi giorni che ha fatto scattare un livello di attenzione più elevato da parte delle autorità sanitarie e del Comune. L’Ulss 7 Pedemontana ha intensificato il monitoraggio e sono proseguite le operazioni straordinarie di disinfestazione per cercare di interrompere la catena di trasmissione del virus.
La situazione ha iniziato a destare preoccupazione nella seconda metà di settembre, quando a Cartigliano era stato individuato il primo caso. In quella fase si trattava di un contagio considerato di importazione: la persona colpita aveva infatti fatto rientro da un soggiorno all’estero, in una zona dove la Dengue è presente, e successivamente aveva manifestato i sintomi della malattia. La diagnosi era stata confermata dagli esami di laboratorio e il paziente era stato seguito a domicilio.
Da quel primo episodio il quadro epidemiologico è progressivamente cambiato. Nei giorni successivi sono comparsi altri casi che, secondo le valutazioni dell’Ulss 7, risultano verosimilmente autoctoni. Significa che la trasmissione sarebbe avvenuta direttamente sul territorio attraverso la puntura di zanzare infette, dopo che queste avevano acquisito il virus pungendo una persona già contagiata.
È proprio questo il passaggio che ha fatto scattare una risposta più ampia. All’inizio gli interventi di disinfestazione erano stati concentrati nell’area immediatamente vicina all’abitazione del primo paziente, con un raggio di circa 200 metri. Con la comparsa dei successivi casi il perimetro è stato progressivamente esteso, arrivando a interessare un’area con un raggio di circa 600 metri nella zona a sud del centro abitato.
L’intervento comprende sia trattamenti adulticidi, destinati a colpire le zanzare adulte, sia trattamenti larvicidi, rivolti invece ai focolai dove possono svilupparsi le larve. L’area interessata è particolarmente significativa e comprende anche una parte del centro di Cartigliano e diverse strutture pubbliche. L’obiettivo è ridurre rapidamente la presenza della zanzara tigre e impedire che il virus possa continuare a circolare attraverso nuove punture.
La Dengue viene trasmessa all’uomo dalle zanzare del genere Aedes. Nel territorio italiano il principale vettore è la zanzara tigre, ormai ampiamente diffusa anche nelle aree urbane. La presenza di un caso importato può quindi diventare, in determinate condizioni, l’innesco per una trasmissione locale: una zanzara punge una persona infetta, acquisisce il virus e può successivamente trasmetterlo attraverso altre punture.
È quanto le autorità sanitarie stanno cercando di evitare a Cartigliano. La comparsa di più casi ravvicinati ha infatti reso necessario ampliare le operazioni di controllo e mantenere alta l’attenzione sulla presenza di zanzare nell’area interessata.
I pazienti finora individuati sono stati seguiti a domicilio e, secondo gli aggiornamenti diffusi nei giorni scorsi, le loro condizioni non hanno richiesto il ricovero ospedaliero. La Dengue può tuttavia manifestarsi con sintomi anche molto intensi. Tra quelli più frequenti ci sono febbre elevata, mal di testa, dolori muscolari e articolari, forte senso di debolezza, disturbi gastrointestinali ed eruzioni cutanee.
La malattia è conosciuta anche per i forti dolori muscolari e articolari che può provocare, tanto da essere comunemente associata alla definizione di “febbre spaccaossa”. Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve con cure di supporto e monitoraggio medico, ma esistono anche forme più severe che possono comportare complicazioni.
Per questo, in presenza di sintomi compatibili, soprattutto dopo una possibile esposizione alle zanzare o dopo un viaggio in una zona a rischio, è importante rivolgersi al proprio medico e seguire le indicazioni sanitarie.
Sul fronte della prevenzione, una parte importante della strategia passa anche dalle abitazioni private. Le zanzare possono riprodursi in piccole quantità di acqua stagnante: sottovasi, secchi, contenitori lasciati all’aperto, grondaie, tombini e altri piccoli ristagni possono diventare potenziali focolai.
Ai residenti viene quindi chiesto di svuotare regolarmente i contenitori che possono raccogliere acqua, evitare ristagni e mantenere sotto controllo tombini e caditoie, utilizzando quando necessario gli appositi prodotti larvicidi. Anche l’utilizzo di repellenti e di abiti che coprano braccia e gambe può contribuire a ridurre il rischio di punture.
La vicenda di Cartigliano arriva inoltre in un contesto nel quale le arbovirosi, malattie trasmesse da zanzare e altri vettori, rappresentano un tema crescente per la sanità pubblica. La presenza ormai stabile della zanzara tigre in molte zone del Veneto rende infatti possibile la trasmissione locale di virus che fino a qualche anno fa venivano osservati soprattutto in relazione ai viaggi internazionali.
Il caso iniziale di Cartigliano, legato a un viaggio all’estero, ha dunque assunto in pochi giorni una dimensione diversa. La successiva comparsa di casi verosimilmente autoctoni ha portato l’attenzione direttamente sul territorio e ha imposto l’allargamento degli interventi di prevenzione.
Ora l’obiettivo delle autorità sanitarie è fermare la circolazione del virus prima che possano verificarsi ulteriori contagi. Per riuscirci sarà determinante la combinazione tra disinfestazione, sorveglianza sanitaria e collaborazione dei cittadini.
A Cartigliano, intanto, la presenza del virus continua a essere monitorata con attenzione. L’aumento a otto casi rende ancora più importante mantenere alta la vigilanza nelle zone interessate dalle operazioni di bonifica e seguire le indicazioni fornite dalle autorità sanitarie.