Thierry Parmentier, il coreografo che trasformò il movimento in linguaggio dell’anima

domenica 21 giugno 2026 Valentina Ruzza

Ci sono artisti che attraversano il proprio tempo lasciando opere. Altri, più raramente, lasciano una visione. Thierry Parmentier apparteneva a questa seconda categoria. Con la sua scomparsa, avvenuta all’età di 74 anni, il mondo della danza perde non soltanto un interprete, un coreografo o un insegnante, ma una personalità capace di concepire il movimento come strumento di conoscenza, relazione e trasformazione.

Nato a Bruxelles, Parmentier si era formato nel cuore della grande tradizione europea della danza contemporanea, sviluppando un percorso artistico che lo aveva portato a lavorare tra Belgio, Francia e Spagna, in un periodo storico in cui la ricerca coreografica stava ridefinendo il proprio linguaggio e i propri confini. I palcoscenici attraversati durante gli anni da danzatore furono molti, ma ciò che lo distingueva non era soltanto la qualità dell’interprete: era la sua capacità di interrogare costantemente il senso profondo del gesto, di cercare nel corpo una verità che andasse oltre la tecnica.

Quando nel 1986 scelse l’Italia, non si trattò semplicemente di un trasferimento geografico. Fu l’inizio di una nuova stagione creativa. Nel Veneto trovò il luogo ideale per sviluppare una ricerca artistica sempre più personale, dedicandosi alla coreografia e costruendo negli anni una presenza culturale riconosciuta e stimata da compagnie, teatri, scuole e istituzioni.

La sua cifra stilistica rifuggiva ogni forma di compiacimento. Nei suoi lavori il movimento non era mai decorazione, ma pensiero incarnato. Ogni coreografia nasceva da una riflessione sul rapporto tra individuo e mondo, tra memoria e presente, tra fragilità umana e desiderio di trascendenza. Il corpo diventava così archivio emotivo, strumento poetico e spazio di indagine esistenziale.

Artista autenticamente multidisciplinare, Parmentier ha attraversato i confini delle arti performative con una naturalezza rara. Coreografo, performer, regista, costumista e ideatore di percorsi creativi originali, ha sempre rifiutato le etichette, preferendo abitare i territori di confine dove i linguaggi si contaminano e si arricchiscono reciprocamente. In un’epoca spesso dominata dalla specializzazione, egli incarnava una concezione rinascimentale dell’arte, intesa come esperienza totale.

Accanto alla produzione artistica, fondamentale è stato il suo ruolo di maestro. Intere generazioni di danzatori e allievi hanno incontrato attraverso lui una pedagogia fondata sull’ascolto, sulla consapevolezza e sul rispetto dell’unicità di ogni percorso. Insegnare, per Parmentier, non significava trasmettere una tecnica, ma accompagnare una persona nella scoperta della propria voce espressiva.

Non sorprende, dunque, che una parte importante del suo cammino sia confluita nella danza terapia. In questo ambito trovò una sintesi particolarmente profonda tra arte e umanità, trasformando il movimento in uno strumento di cura, relazione e crescita personale. Un approccio che rifletteva pienamente la sua visione: il corpo non come semplice mezzo esecutivo, ma come luogo in cui si intrecciano emozioni, memoria e identità.

La sua scomparsa lascia un vuoto che va oltre il perimetro della comunità artistica. Perde un riferimento il mondo della danza, ma perde qualcosa anche il tessuto culturale di un territorio che per decenni ha beneficiato della sua sensibilità, della sua generosità intellettuale e della sua capacità di guardare oltre le convenzioni.

Resta però ciò che ogni grande artista consegna al futuro: una traccia. Non soltanto nelle opere create o negli spettacoli realizzati, ma nelle persone che ha formato, nei percorsi che ha ispirato, nelle domande che ha saputo suscitare. Perché Thierry Parmentier ha insegnato che la danza non è semplicemente movimento nello spazio. È un modo di abitare il mondo.

E forse è proprio questa la sua eredità più preziosa: aver ricordato, attraverso ogni gesto e ogni creazione, che il corpo può diventare parola, memoria, incontro e poesia.

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