giovedì 11 giugno 2026 Martino Montagna
L’eurodeputata di Fratelli d’Italia, Elena Donazzan, è al centro di una nuova polemica che travalica i confini della politica per entrare nel dibattito sulla libertà di espressione e i limiti dei commenti online. La parlamentare ha infatti annunciato di aver querelato il parroco di Sarcedo, don *Fabio Miglioranza, per alcuni commenti pubblicati sui social, da lei ritenuti gravemente offensivi e lesivi della sua reputazione.
La vicenda nasce da un post su Facebook pubblicato da Donazzan, sotto il quale il sacerdote avrebbe lasciato parole durissime, tra le quali «Mamma mia che personaggio squallido e miserabile», giudicate dall’europarlamentare «inaccettabili e diffamatorie». Di fronte a questi attacchi personali, Donazzan ha deciso di rivolgersi ai legali e di seguire la strada della azione giudiziaria, pronunciando la frase-chiave della disputa: «Io ti perdono. E ti denuncio».
Non è mancata la reazione delle istituzioni locali: il sindaco di Sarcedo, Miria Fattambrini, ha invitato tutte le parti coinvolte a mantenere un clima di rispetto e confronto civile nel dibattito pubblico, sottolineando che le divergenze di opinione sono normali ma non devono degenerare in attacchi personali.
Il caso riaccende la riflessione sui confini tra critica politica e diffamazione nel contesto digitale, dove commenti e post sui social network possono avere ripercussioni legali reali. In Italia, infatti, insulti e offese online possono configurarsi come reato di diffamazione, perseguibile penalmente qualora lesivi della reputazione altrui.
La querela depositata da Donazzan nei confronti di don Miglioranza è destinata ora a passare all’esame della magistratura e segnare un ulteriore capitolo nel confronto tra politica, istituzioni e società civile sull’uso responsabile dei social media.