Cronaca

Truffa milionaria allo Stato: 4 denunciati e maxi sequestro nel Vicentino

mercoledì 13 maggio 2026 Martino Montagna

Nel Vicentino scatta un’imponente operazione della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di un patrimonio superiore ai 4 milioni di euro, riconducibile a una società per azioni del settore automotive già finita in grave crisi e successivamente dichiarata in liquidazione giudiziale nel 2025.

L’intervento, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza e coordinato dalla Procura, ha colpito quattro ex amministratori dell’azienda, ora indagati per una serie di ipotesi di reato che vanno dalla truffa aggravata ai danni dello Stato alla malversazione di erogazioni pubbliche, fino alla bancarotta fraudolenta.

Nel dettaglio, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno posto sotto vincolo un vasto patrimonio composto da 15 immobili, tra cui una villa di pregio con piscina sui Colli Berici dal valore stimato superiore ai 2,5 milioni di euro, 18 terreni, 3 veicoli, disponibilità finanziarie e quote societarie riferite a 8 società di capitali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, mentre l’azienda attraversava una fase di progressivo deterioramento finanziario, gli amministratori avrebbero messo in atto una complessa operazione di distrazione patrimoniale e gestione illecita di fondi pubblici, aggravando ulteriormente la crisi fino al collasso definitivo.

Al centro dell’inchiesta figurano in particolare due finanziamenti pubblici: uno da 7,5 milioni di euro erogato da Invitalia e un secondo da 1,5 milioni concesso da Banca Sistema, con garanzia SACE per 1,35 milioni. Secondo l’accusa, per ottenerli sarebbero stati presentati dati contabili alterati e documentazione non veritiera, tale da occultare la reale situazione economica della società.

Le indagini avrebbero inoltre evidenziato che parte consistente delle somme ricevute non sarebbe stata destinata agli investimenti dichiarati. Circa 3,8 milioni di euro sarebbero stati invece trasferiti verso società controllate all’estero, in apparente violazione dei vincoli legati all’utilizzo dei fondi pubblici.

Ulteriori accertamenti riguardano operazioni contabili ritenute artificiose, finalizzate a spostare risorse verso una controllata estera, e la presunta cessione di immobili all’estero per circa 2,8 milioni di euro che, secondo gli inquirenti, non sarebbe mai stata realmente saldata.

Nel fascicolo investigativo compaiono anche compensi per circa 186 mila euro erogati al presidente del consiglio di amministrazione senza delibere formali, oltre all’uso indebito di crediti d’imposta legati al PNRR per circa 115 mila euro, già oggetto di un precedente sequestro.

Tra gli elementi contestati emerge inoltre il presunto utilizzo improprio di 282 mila euro di fondi destinati alle imprese colpite dall’emergenza Covid-19, che sarebbero stati dirottati all’estero attraverso meccanismi contabili ritenuti irregolari e legati anche a un’errata applicazione dell’IVA.

L’indagine non è nuova: già nel novembre 2024 il Gip aveva disposto il sequestro del 100% delle quote di una società estera collegata al gruppo, nel tentativo di prevenire ulteriori operazioni ritenute distrattive e tutelare i creditori.

Un quadro complesso, secondo gli investigatori, che delineerebbe una gestione societaria caratterizzata da un progressivo svuotamento delle risorse aziendali e dall’utilizzo distorto di finanziamenti pubblici, fino alla definitiva crisi dell’impresa.

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