Cronaca

Vicenza, dopo il caos in centro di sabato è caccia ai responsabili

lunedì 5 ottobre 2026 Martino Montagna

Dalla sfida social al caos in centro: la Digos passa al setaccio video e immagini. Le minoranze chiedono un confronto in Consiglio comunale. Sul tavolo sicurezza, prevenzione e responsabilità

È una Vicenza ancora alle prese con le conseguenze del raduno di sabato 3 ottobre, quello nato sui social come una semplice “aura battle” e finito con momenti di tensione, inseguimenti e danneggiamenti. Nel mirino degli investigatori sono finite le immagini raccolte durante il pomeriggio, comprese quelle delle telecamere di videosorveglianza e i numerosi video circolati sui social. L’obiettivo è ricostruire con precisione quanto accaduto e, soprattutto, individuare chi abbia materialmente provocato i danni.

Il bilancio del pomeriggio racconta di una folla di giovani e giovanissimi arrivata in città, in molti casi anche da fuori Vicenza, dopo l’appuntamento lanciato dal tiktoker Hamza Messaf, conosciuto sui social come “Il Vucumprà”. L’evento avrebbe dovuto ruotare attorno a una sfida e alla promessa di alcuni capi d’abbigliamento in regalo. L’afflusso, però, ha superato di gran lunga le dimensioni inizialmente previste.

Dalla zona di Campo Marzo e della stazione il gruppo si è progressivamente spostato verso viale Roma e quindi verso il Park Verdi, dove la situazione è degenerata. Nel parcheggio sono state danneggiate una sbarra e la porta di un ascensore, mentre anche il furgone utilizzato dall’influencer è stato preso di mira. Nel caos sono stati segnalati inoltre momenti di violenza e persone rimaste coinvolte, mentre automobilisti e cittadini si sono trovati improvvisamente in mezzo alla confusione.

Proprio la rapidità con cui il raduno è passato dalla dimensione social a quella di una situazione di ordine pubblico è ora uno dei punti sui quali si concentra il dibattito. Secondo le ricostruzioni emerse nelle ore successive, l’appuntamento era stato pubblicizzato sui social già nei giorni precedenti e l’influencer aveva informato la Questura della propria presenza, indicando però una partecipazione attesa molto più contenuta rispetto a quella effettivamente registrata.

Le forze dell’ordine stanno ora lavorando soprattutto sull’identificazione dei responsabili dei danneggiamenti. I filmati possono diventare decisivi per attribuire le singole condotte e ricostruire la sequenza degli episodi avvenuti tra Campo Marzo, la stazione e il parcheggio. La linea è quella di distinguere il comportamento della massa dalle responsabilità individuali di chi ha materialmente provocato danni o aggredito altre persone.

Sul fronte politico, intanto, la vicenda è diventata un caso destinato ad approdare in Consiglio comunale. Dodici consiglieri di minoranza hanno presentato una richiesta formale di dibattito ai sensi dell’articolo 18 del regolamento dell’assemblea cittadina. Tra i firmatari c’è Nicolò Naclerio, capogruppo di Fratelli d’Italia, che sabato era sul posto e ha documentato alcuni momenti attraverso un video poi pubblicato sui social.

La richiesta delle opposizioni non riguarda soltanto la ricerca dei responsabili dei danni. I consiglieri vogliono capire che cosa fosse stato segnalato alle istituzioni prima dell’appuntamento, quali informazioni fossero disponibili, quali misure preventive fossero state predisposte e se, alla luce di quanto accaduto, sia necessario modificare le modalità di gestione di questo tipo di raduni.

La domanda politica è dunque più ampia: come si affrontano eventi che nascono in poche ore sui social, possono richiamare centinaia o migliaia di adolescenti e sfuggire rapidamente alle dimensioni inizialmente annunciate? È un problema che riguarda non soltanto Vicenza, ma un fenomeno ormai presente in diverse città, dove TikTok e gli altri social possono trasformarsi in strumenti capaci di mobilitare grandi gruppi di ragazzi in tempi brevissimi.

Anche il sindaco Giacomo Possamai ha preso posizione, definendo inaccettabili i danneggiamenti e ribadendo che chi ha provocato i danni dovrà risponderne. Allo stesso tempo, il primo cittadino ha invitato a non fermarsi alla sola dimensione repressiva, sottolineando la necessità di interrogarsi sul fenomeno sociale che porta centinaia di giovanissimi a rispondere a un richiamo lanciato attraverso i social.

Nel frattempo si è acceso anche il confronto sul piano regionale. Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha chiesto che chi ha provocato i danni li risarcisca e ha rilanciato l'idea di un servizio civico obbligatorio per chi si rende protagonista di atti di inciviltà. Una proposta che si inserisce nel dibattito più generale sulla necessità di affiancare alle sanzioni strumenti capaci di responsabilizzare concretamente chi danneggia beni pubblici.

La vicenda ha inoltre superato rapidamente i confini cittadini. Le immagini del raduno, degli inseguimenti e dei danneggiamenti hanno fatto il giro dei social e riacceso la discussione sul fenomeno dei cosiddetti “maranza”, sulle baby gang e, più in generale, sul rapporto tra adolescenti, social network e comportamenti di gruppo. Un terreno sul quale il rischio è anche quello di semplificare un fenomeno complesso, trasformando un episodio di cronaca in una contrapposizione politica.

A Vicenza, però, ora resta soprattutto una questione concreta: capire cosa sia successo, individuare chi ha commesso i danneggiamenti e stabilire se fosse possibile prevedere meglio la portata dell'appuntamento. La discussione in Consiglio comunale servirà anche a questo: mettere in fila informazioni, responsabilità e decisioni, senza fermarsi alle immagini diventate virali.

Perché il punto, oltre alla sbarra divelta e all'ascensore danneggiato del Park Verdi, è capire come una convocazione partita da uno smartphone abbia potuto trasformarsi, nel giro di poche ore, in un problema di ordine pubblico nel cuore della città. E soprattutto come evitare che il prossimo appuntamento social non diventi un nuovo caso di cronaca.

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