Vicenza, è notte fonda: il Pisa cala il tris al Menti. Gallo travolto, il Lane perde gioco e certezze

sabato 10 ottobre 2026 Valentina Ruzza

Vicenza, è notte fonda: il Pisa cala il tris al Menti. Gallo travolto, il Lane perde gioco e certezze

Undicimila centoquattordici spettatori, novanta minuti di sofferenza e una sconfitta che pesa ben oltre lo 0-3. Pittarello, Calabresi e Radu firmano il successo dei toscani. Per i biancorossi è il secondo ko consecutivo: preoccupano la fragilità difensiva, l’assenza di idee e una squadra incapace di reagire.

VICENZA, 10 ottobre 2026 – Il tabellone del Romeo Menti dice 0-3, ma racconta soltanto una parte della serata. Il resto è negli sguardi dei biancorossi, nelle distanze tra i reparti, nelle occasioni concesse e in quella sensazione di impotenza che accompagna il Vicenza per buona parte dei novanta minuti. Il Pisa passa con autorità, senza concedere appigli a una squadra che avrebbe dovuto ritrovare slancio dopo la lunga sosta e che invece si scopre ancora più vulnerabile.

Erano in 11.114 sugli spalti del Menti. Un pubblico che, dopo tre settimane senza calcio, si aspettava una risposta. Ha trovato una squadra in difficoltà, incapace di reggere il confronto con un avversario superiore per organizzazione, intensità e qualità delle giocate. La seconda sconfitta consecutiva, dopo quella di Verona, apre inevitabilmente una riflessione sul momento della formazione di Fabio Gallo. Perché perdere contro un Pisa costruito per competere ad alti livelli può rientrare nella logica del campionato. Farlo senza riuscire a opporre una resistenza convincente è un’altra questione.

Gallo riparte dal 3-5-2. Davanti a Gagno ci sono Cuomo, Leverbe e Marchizza, con Pietrelli e Sandon sulle corsie esterne. In mezzo Pellizzari, Zonta e Carraro, davanti Merkaj e Alessio. Una scelta che dovrebbe garantire equilibrio e possibilità di ripartire, ma che fin dalle prime battute mostra limiti evidenti.

Il Pisa occupa meglio il campo, muove il pallone con maggiore velocità e costringe i padroni di casa ad abbassarsi. Il 3-5-2 biancorosso diventa spesso un 5-3-2 di contenimento, senza però riuscire a proteggere efficacemente l’area.

Tramoni suona il primo campanello d’allarme al 13’, impegnando Gagno con una conclusione a giro. Due minuti dopo ci prova Correia, trovando ancora pronto il portiere vicentino. Il vantaggio è nell’aria e arriva al 19’: calcio d’angolo battuto da Tramoni, uscita imprecisa di Gagno e Pittarello pronto ad approfittarne. Il Pisa è avanti.

Il Vicenza prova a rispondere. Alessio cerca la conclusione su un pallone servito da Sandon, poi al 26’ è Zonta ad andare vicino al pareggio, senza riuscire a superare l’ex Confente. Sono fiammate isolate, non i segnali di una vera inversione di tendenza.

I toscani continuano a dare l’impressione di poter colpire a ogni accelerazione. Al 37’ Tramoni impegna nuovamente Gagno, mentre il Lane fatica a trovare linee di passaggio pulite e soprattutto a dare continuità alla propria manovra.

All’intervallo lo 0-1 è persino un risultato che lascia aperta la partita. Ma quello che preoccupa è la differenza di passo.

Gallo prova a intervenire subito. Carraro resta negli spogliatoi, entra Rauti. L’obiettivo è aumentare la presenza offensiva e cambiare l’inerzia della gara. Bastano però tre minuti per capire che la serata ha preso un’altra direzione.

Al 48’ Calabresi supera Marchizza e batte Gagno. È il raddoppio del Pisa, ma soprattutto è la fotografia delle difficoltà difensive del Vicenza: troppo spazio concesso, poca capacità di contenere l’uno contro uno e un reparto che, quando viene attaccato in velocità, perde solidità.

Da quel momento la partita diventa un esercizio di sopravvivenza.

Al 53’ Tramoni sfiora il terzo gol, un minuto dopo Gallo cambia ancora: dentro Caferri e Valoti per Pietrelli e Cuomo. Il Vicenza cerca un nuovo assetto, ma è sempre il Pisa a comandare.

Al 57’ Pittarello costringe Gagno a un intervento prodigioso. Al 59’ Moreo colpisce il palo. Al 65’ è Leone a chiamare nuovamente il portiere biancorosso a una parata decisiva.

Nel mezzo entra anche Moncini al posto di Alessio, ma il peso offensivo del Lane non cambia in maniera significativa. Al 71’ Costa rileva Leverbe. Cambiano interpreti, posizioni e soluzioni, non la sostanza.

Il Vicenza prova ad affidarsi alle corsie esterne, soprattutto alle iniziative di Caferri e Costa, senza però costruire occasioni capaci di mettere realmente in difficoltà Confente.

All’83’ Correia spreca una buona opportunità per il tris. È soltanto un rinvio. Al 92’ Radu firma lo 0-3 e chiude una partita che, nella sostanza, era già finita da tempo.

Tre reti subite, diverse occasioni concesse e un portiere chiamato ripetutamente agli straordinari. Il dato difensivo è inevitabilmente il primo elemento sul quale interrogarsi. Ma limitare l’analisi agli errori individuali sarebbe riduttivo.

Il Vicenza ha sofferto la qualità del Pisa perché non è riuscito a governare nessuna delle fasi decisive della partita. Ha rincorso quando avrebbe dovuto pressare, si è abbassato senza riuscire a chiudere gli spazi e ha cercato di ripartire senza trovare gli uomini e i tempi giusti.

Il centrocampo non ha garantito né protezione sufficiente alla difesa né quella capacità di costruzione necessaria per accompagnare le due punte. Davanti sono mancati collegamenti, profondità e occasioni.

E quando Gallo ha provato a cambiare, la squadra non ha trovato la scossa.

La sensazione è che il problema vada oltre il singolo episodio o la scelta di formazione. È una questione di equilibrio collettivo, di distanze, di intensità e, inevitabilmente, di fiducia.

Il Pisa ha mostrato cosa significhi avere un’identità riconoscibile. Il Vicenza, almeno questa sera, è sembrato ancora alla ricerca della propria.

La sosta avrebbe dovuto restituire energie fisiche e soprattutto mentali. Dopo Verona, il tecnico aveva avuto tempo per lavorare, correggere e preparare una partita complessa ma importante per misurare la crescita della squadra.

Il campo ha restituito un responso severo.

Sarebbe ingeneroso trasformare una sconfitta contro un avversario di valore in una condanna definitiva. Ma sarebbe altrettanto sbagliato rifugiarsi soltanto nella forza del Pisa per giustificare quello che si è visto al Menti.

Il Vicenza deve ritrovare compattezza, un’organizzazione difensiva più affidabile e soprattutto la capacità di restare dentro le partite anche quando l’avversario alza il livello.

Le prossime trasferte di Benevento ed Empoli rappresenteranno due esami importanti. Non soltanto per la classifica, ma per comprendere la reale capacità di reazione di un gruppo che, in questo momento, sembra aver smarrito troppe certezze.

C’è infine un numero che merita di essere sottolineato. Non è lo zero nella casella dei gol segnati e nemmeno il tre di quelli incassati.

È 11.114.

Sono gli spettatori presenti al Romeo Menti, il patrimonio di una piazza che continua a esserci, a riempire gli spalti e ad accompagnare la squadra anche nei momenti più complicati.

È un dato che racconta appartenenza, passione e aspettative. E che rende ancora più pesante una prestazione di questo genere.

Il Vicenza ha perso tre punti, ma soprattutto ha lasciato sul campo l’occasione di dimostrare di aver compiuto un passo avanti dopo la sosta.

Adesso la risposta non potrà arrivare dalle dichiarazioni, dalle attenuanti o dai buoni propositi. Dovrà arrivare dal campo.

Perché il campionato concede il tempo di correggere gli errori. Non quello di continuare a ripeterli.

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