giovedì 15 ottobre 2026 Martino Montagna
Dopo una vicenda durata oltre due anni e segnata da gravi lesioni, MovimentiAMOci Vicenza chiede controlli più efficaci, interventi tempestivi e una protezione concreta per chi denuncia maltrattamenti.
Tre anni di reclusione per le violenze commesse ai danni di una donna a Schio. Una condanna che riporta al centro dell’attenzione il tema della protezione delle vittime di maltrattamenti e spinge l’associazione MovimentiAMOci Vicenza a chiedere risposte più efficaci da parte delle istituzioni.
La vicenda, protrattasi per oltre due anni, sarebbe stata caratterizzata da ripetuti episodi di violenza e da conseguenze fisiche particolarmente gravi. Secondo quanto riportato nella ricostruzione pubblicata da ViPiù il 15 ottobre 2026, la donna sarebbe stata costretta a ricorrere per tre volte al pronto soccorso, riportando quattro costole fratturate e la frattura di un ginocchio, con una prognosi complessiva di 80 giorni. La condanna a tre anni di reclusione è stata pronunciata con il rito abbreviato, che comporta una riduzione della pena.
Di fronte a un quadro tanto grave, MovimentiAMOci Vicenza richiama l’attenzione sulla necessità di garantire maggiore sicurezza alle donne che trovano il coraggio di denunciare. L’associazione sottolinea l’importanza di non sottovalutare i segnali di pericolo e di intervenire prima che una situazione di maltrattamento possa aggravarsi, attraverso una valutazione puntuale del rischio e misure di protezione adeguate.
Il nodo, secondo l’associazione, non riguarda soltanto l’esito del procedimento giudiziario, ma anche la capacità del sistema di prevenire nuove aggressioni e accompagnare le vittime durante tutto il percorso di denuncia. Per questo viene chiesto di rafforzare i controlli, migliorare il coordinamento tra forze dell’ordine, strutture sanitarie, magistratura e servizi territoriali e assicurare risposte rapide alle richieste di aiuto.
Tra le proposte avanzate figura anche un maggiore coinvolgimento dell’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne. La presidente di MovimentiAMOci Vicenza, Emanuela Natoli, sollecita un monitoraggio che non si limiti a conteggiare le denunce, ma consideri anche gli esiti giudiziari, l’esecuzione delle pene e l’effettiva risposta delle istituzioni alle richieste di protezione.
L’obiettivo è verificare se, dopo la segnalazione di una violenza, le donne ricevano davvero ascolto, assistenza e condizioni di sicurezza adeguate. La continuità degli interventi è fondamentale: le informazioni raccolte da ospedali, forze dell’ordine e servizi sociali devono contribuire a riconoscere tempestivamente eventuali situazioni di rischio, evitando che episodi ripetuti vengano considerati separatamente.
MovimentiAMOci Vicenza richiama inoltre l’attenzione sul rischio di vittimizzazione secondaria, cioè sulle ulteriori sofferenze che una persona può subire quando, dopo aver denunciato, non si sente creduta, tutelata o adeguatamente accompagnata dalle istituzioni. Per l’associazione, campagne di sensibilizzazione e convegni devono essere affiancati da strumenti operativi, personale e risorse capaci di trasformare gli impegni in interventi concreti.
La vicenda di Schio diventa così l’occasione per rilanciare una richiesta precisa: fare in modo che denunciare non significhi affrontare da sole un percorso difficile e che la protezione delle vittime non si esaurisca con la raccolta della segnalazione o con la conclusione del processo. Prevenzione, ascolto e tempestività devono procedere insieme, affinché i segnali di violenza siano riconosciuti e affrontati prima che le conseguenze diventino ancora più gravi.