PFAS e polemiche su 80 milioni per i nuovi acquedotti e dubbi di Cristina Guarda sulla plasmaferesi

Il ministro dell’ambiente Galletti ha annunciato ieri all’assemblea dell’ANCI a Vicenza che ha stanziato gli 80 milioni di euro finalizzati a realizzare i nuovi acquedotti per approvvigionare le aree colpite da inquinamento da PFAS in particolare il’Ovest e il Basso Vicentino. Mancherebbe però una firma del Ministero dell’Economia per sbloccare i fondi e con la Giunta regionale del Veneto, in particolare con l’assessore all’ambiente Giampaolo Bottaccio ne è nata una polemica politica.

Intanto la consigliera ragionale di AMP Cristina Guarda ha interrogato la Giunta Regionale perché renda note le basi scientifiche e cliniche, se vi sono, che giustificano l’adozione della plasmaferesi per disintossicare i cittadini della zona rossa dell’inquinamento da PFAS che mostrino la presenza di un’ alta concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche in particolare i PFOA nel sangue oltre i 100 nanogrammi litro. La consigliera regionale leonicena afferma che se non vi fossero tali giustificazioni cliniche, saremmo di fronte ad una vera e propria sperimentazione diretta su esseri umani!

IL COMUNICATO DI CRISTINA GUARDA

Pfas. Guarda (AMP): “Quali basi scientifiche giustificano l’adozione della plasmaferesi da parte della Regione?”.

“Non risulta esistere letteratura scientifica che attesti la plasmaferesi quale trattamento da adottare nei casi di contaminazione da Pfas. Eppure la Regione ha deciso di sottoporre i cittadini che sono risultati più esposti a questa terapia, compresi i giovanissimi sotto i 14 anni. Ritengo sia doveroso che la Giunta dica con chiarezza quali siano le basi scientifiche che giustificano questa decisione. Se infatti è giusto trovare soluzioni che aiutino i cittadini, questo va fatto bene, rispettando le prassi della ricerca clinica e garantendo la piena sicurezza etica del trattamento”.

A dirlo la consigliera regionale Cristina Guarda (AMP) che ha presentato un’interrogazione sulla vicenda. L’esponente vicentina fa riferimento alla deliberazione di Giunta n. 851 dello scorso 13 giugno, con la quale è stato dato avvio all’adozione della plasmaferesi (procedura terapeutica che permette la separazione del plasma dalla componente cellulare e la rimozione di sostanze tossiche in esso presenti) affidandola all’Ulss Berica e all’Azienda ospedaliera di Padova. All’ospedale San Bortolo di Vicenza accedono tutte le persone, quasi tutti ragazzi e giovanissimi, che ai test dello screening hanno rivelato concentrazioni di Pfoa (acido perfluoro-ottanoico) fra i 100 e 200 nanogrammi. Padova invece fa da riferimento per i soggetti con valori di Pfoa superiori ai 200.

Secondo Cristina Guarda “le Linee guida della Società Americana di Aferesi, che vengono citate nella delibera, indicano la plasmaferesi come soluzione per avvelenamenti da funghi, animali, overdose di farmaci e rimozione di sostanze tossiche già sperimentate, ma non vengono poste in diretta relazione con i Pfas: la proposta della Regione diventerebbe quindi una vera e propria sperimentazione clinica”. Di qui la consigliera pone una serie di domande: “Sulla base di quali specifiche Linee guida che trattano di Pfas è stata proposta la procedura della plasmaferesi? Quali sono le evidenze scientifiche circa l’efficacia della plasmaferesi sulla rimozione delle sostanze Pfas? Esiste un’autorizzazione o parere positivo all’adozione delle procedure della plasmaferesi da parte del Comitato Etico competente? Sulla base di quali studi clinici preliminari si consente anche ai minori di sottoporsi alla plasmaferesi? La sopra citata dotazione finanziaria di 650.000 euro è sufficiente per coprire l’intera suddetta operazione? Se no, quale costo complessivo è stato previsto?”.

Venezia, 13 Ottobre 2017

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